Il paladino del Caos, parte 4

ottobre 31, 2014 da Cronotopo

Le mura del Paradiso, il Tetto della mistica realtà, si ergeva in ogni direzione e in ogni dimensione dello spazio; al centro una immensa apertura circolare da cui scaturiva la luce divina del Tiranno dei Mondi. Poteva sembrare una cupola rovesciata, ma anche il suo interno. Nessuno poteva dire con certezza se fosse concava o convessa.

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Innumerevoli schiere di angeli e di arcangeli attendevano l’Orda con le armi in mano, pronti allo scontro. Il Paladino del Caos impattò su di loro come un colpo di frusta, sbaragliandoli. Penetrò oltre il muro ed iniziò a menare fendenti che ad ogni colpo riverberavano ondate di energia brutale sugli abitanti del Cielo.

Mentre il resto dell’orda ingaggiava battaglia con angeli e arcangeli, in un turbinio di armi balenati di mistico fuoco, ali piumate e tentacoli, il paladino si trovò a fronteggiare i Principati dalle triplici ali e le Potestà dai volti inespressivi, armati di gigantesche spade. Fu circondato da numerose schiere di celesti che lo attaccarono tutti insieme.

Lo scontro fu terrificante, ogni colpo avrebbe potuto spazzarte via interi mondi, il paladino colpiva con l’ascia e con raggi di energia multicolore, i Principati e le Potestà contrattaccavano con le spade e le mistiche arti di cui erano dominatori, raggi cremesi del Destino, muri di mistico fuoco blu, sferzate di plasma incandescente piovevano su Migorg. Ma egli non si diede per vinto, quei colpi riuscivano appena a scalfire il suo corpo frutto dei più alti doni della Corte. Ne abbatté a frotte, prima di ricominciare ad avanzare verso il punto più alto, o forse il centro luminoso, della mistica realtà.

Oltrepassò le Arene degli angeli e i quartieri strategici dei Principati, travolse le caserme delle Potestà e le scuole delle Virtù, trovandosi nella pianura degli Osservatori, una immensa distesa liscia e levigata ove galleggiavano le postazioni delle Dominazioni. Era la Rosa divina, la valle al centro della quale si trovava la Cittadella Celeste, che ora si innalzava davanti a lui.

E sopra le più alte torri della Cittadella, un oceano di luce proiettava i suoi raggi su tutto; là non vi erano ombre, ma solo la schiacciante presenza della divina tirannide.

Il resto dell’Orda, in un impeto folle, accecati dalla loro stessa violenza, seguì ciecamente il suo condottiero; anche i massimi dignitari della Corte, che troppo tardi si accorsero del tranello ordito dai vertici celesti.

Gli angeli delle più alte gerarchie infatti, le Virtù dai granti poteri magici, le Dominazioni che possono colpire i mondi direttamente dal Cielo, e i Troni, preposti all’ascensione delle anime verso la Divina Sorgente, si fecero da parte e li circondarono da dietro, tagliando la ritirata.

-Che sta succedendo?- Tuonò il grande Chtulu, guardandosi intorno. L’Orda avrebbe dovuto essere inesauribile: per quanti dei loro soldati cadessero sotto i colpi delle schiere angeliche, finendo preda della divina fornace, altri sarebbero dovuti sopraggiungere, mentre gli angeli, di numero enorme ma pur sempre finito, mano a mano che venivano catturati avrebbero dovuto vedere assottigliate le loro fila. Era questo il piano con cui la Corte pensava di abbattere il Regno dei Cieli. Non avrebbero dovuto essere circondati.

Il Paladino intanto si era avventato contro la Cittadella: ad attenderlo i Cherubini che lo afferrarono da ogni parte e lo trascinarono in alto fino al Pinnacolo, il punto più alto, il più vicino a Dio di tutta la mistica realtà. Urlando emise un’ondata di forza bruta che incrinò perfino il puro metaquarzo delle pareti immacolate della celeste fortificazione, liberandosi dei suoi angelici assalitori.

Il Servente Capo, che per la battaglia aveva assunto la sua mostruosa forma di creatura a tre zampe simmetriche con al centro una lingua nera che saettava verso l’alto, tornò al suo aspetto di nero Occhio, scrutando le retrovie: quello che vide lo riempì di sgomento.

L’Orda era bloccata entro la Rosa, tutto intorno angeli di ogni gerarchia bloccavano ogni via di fuga. E già la vorace volontà divina chiamava a sé le creature dell’Oltre. Vide i suoi figli e quelli degli altri dignitari risucchiati verso l’alto, dissolversi in quel nefasto oceano di luce che altro non era che la divina fornace.

Vide Chtulu urlare disperato mentre protendeva la mano verso una delle sue progenie, mentre questa si disintegrava urlando: -Padre!- E così anche gli atri dignitari. La traccia folle che li aveva accompagnati fino a quel momento perse prima gli alti e poi i medi, finché rimasero solo la cassa e i bassi che continuavano a pompare disperati.

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