Il paladino del Caos, parte 5

ottobre 31, 2014 da Cronotopo

occhio del paladino-Che cosa è successo, maledizione!- imprecò l’Occhio guardando oltre il muro di angeli che sbarrava a lui e ai suoi sodali la via del ritorno. -Come hanno fatto a tagliarci le linee di rifornimento?- Il suo perforante sguardo attraversò l’infinita vastità dei mondi di ogni dimensione, superò le Falde dell’Immaginario e la Nube di Caos, fino ai Reami Ignoti, fino alla Corte, ora deserta. No, non era deserta.

In un lampo comprese di essere stato fregato, non solo dagli angeli, ma soprattutto dai… -Demoni! Per Azoth, i demoni stanno attaccando il nostro sire! I demoni stanno cercando di catturare il Sultano del Caos!- urlò fuori di sé Totep, il nero Occhio, mentre scrutava Diabalon, Helas e tutti gli altri vertici della Nera Sponda intenti a circondare il ventre caotico della realtà nel tentativo di farlo precipitare nell’Abisso.

I demoni avevano raggiunto una tregua, saputo del loro assalto al Cielo, ed avevano cospirato insieme agli angeli contro la Corte! No, non poteva certo finire così.

-Per voi è finita, Totep!- dissero due voci in coro. All’improvviso si trovò al fianco Metatron, la Voce del Signore, e Shekina, la Mano: erano i due serafini più potenti dopo Sinbalon; adesso erano loro a comandare là in Cielo. Appervero come leoni alati fatti di fiamma, e lo ghermirono con il loro potere.

Totep assunse nuovamente la forma dell’innominabile lingua nera, dal suo corpo emersero mille tentacoli oscuri con i quali sferzò i serafini che intendevano catturarli. Lo scontro di volontà per il predominio faceva e disfaceva continuamente la realtà attorno a loro.

Nel frattempo, il Paladino del Caos lottava presso il pinnacolo contro altri dieci Serafini, e un centinaio di Cherubini, che invano cercavano di spingerlo verso l’alto, verso la perdizione nella volontà divina. Mentre combatteva furiosamente con la sua ascia e con l’energia caotica che sprizzava fuori da ogni piega della sua corazza, si avvide della situazione disperata in cui versava il suo esercito.

L’Orda era decimata, solo gli alti dignitari erano sopravvissuti, ma ormai erano messi alle strette: perfino loro non sarebbero durati a lungo presso la Rosa, alla fine la divina tirannide avrebbe avuto anche il loro spirito. Totep si mise in contatto telepatico con lui, spiegandogli cosa stava succedendo presso Azoth, i demoni che assalivano il loro Sultano approfittando dell’assenza della Corte.

Il paladino comprese in un lampo che quella sarebbe potuta essere la fine per l’Oltre, e forse addirittura il trionfo dell’Abisso. Folli ancor più di loro erano stati gli angeli ad allearsi con i demoni, regalando ai cornuti la possibilità di una definitiva vittoria sulle altre Forze Superiori.
No, non doveva, non poteva finire così. Quella era la sua prima impresa, forse sarebbe stata anche l’ultima, ma non poteva risolversi in una tale disfatta per l’Oltre.

Strinse l’impugnatura dell’ascia, concentrò in essa tutto il potere che riuscì ad invocare e con un singolo colpo sbaragliò tutti gli angeli che lo assalivano. Espandendo tutto il misitico potere di cui il Servente Capo gli aveva fatto dono emise un getto di energia per aprire una breccia nell’assedio angelico, in modo da far fuggire i dignitarari della Corte.

La Cittadella iniziò a crollare, mentre la Rosa si spaccò in due, lasciando intravedere, aldilà dell’aperutra, i bagliori delle regioni oltremondane della mistica realtà.

-Fuggite!- urlò mentre gli angeli tornavano ad assalirlo.

L’Occhio lo trafisse con il suo sguardo: -E tu?-

-Io tratterrò per voi le schiere angeliche!- e detto questo il Paladino si estese in tutte le dimensioni dello spazio fino all’Aleph, lo spazio dalle infinite direzioni, ed iniziò a combattere contemporaneamente contro tutti gli angeli del Paradiso, mentre il Pinnacolo crollava sotto i suoi piedi.

Totep, Cthulu, Pixar, Vermin, e tutti gli altri dignitari che erano sopravvissuti, poche centinaia in tutto, approfittarono del varco aperto dal loro paladino e si precipitarono fuori dal Paradiso, oltre le mura del Cielo.

Non appena furono nel Vuoto Spirituale che circonda e connette tutte le dimensioni dell’esistenza, saltarono tutti insieme nel discreto grazie ai poteri del loro sommo pontefice, teletrasportandosi di nuovo presso Azoth. La loro presenza fece reagire immediatamente il Sultano del Caos, che produsse all’istante miliardi di abominevoli mostri, i quali ricominciarono la danza intorno al loro signore assieme ai massimi dignitari della Corte.

I demoni, presi alla sprovvista, cercarono di contrattaccare, senza successo.
Diabalon, nella sua forma tutta corna e punte, fronteggiò il Nero Occhio affiancato da Helas, il suo acerrimo rivale giù presso la Nera Sponda, ma in quel momento indispensabile alleato.

-E così avete già fatto pace?- chiese ironico l’Occhio scrutandoli entrambi.

-Io non farei tanto lo spiritoso se fossi in te!- esclamò Diabalon.

-Già- continuò Helas, una sagoma nera che sprigionava calore come una stella di tenebra

-Ancora un po’ e il vostro sultano precipitava nell’Abisso! Siete stati incauti ad assaltare il Cielo,

la prossima volta vi suggerisco di cercare il nostro aiuto.-

-La prossima volta!- ribatté Totep -ma per adesso sparite dalla mia vista!-

I due demoni si scambiarono uno sguardo, si guardarono intorno e capirono che lo scontro era finito: il bottino era comunque stato ghiotto: innumerevoli angeli e molte mostruosità dell’Oltre adesso erano cittadini dell’Inferno. Per quel giorno potevano accontentarsi, anche se l’Abisso non avrebbe approvato una simile prudenziale modestia.

Ed essi scomparvero alla vista del Nero Occhio, come se non fossero mai stati là.

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