Il paladino del Caos

ottobre 31, 2014 da Cronotopo

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Oltre, Corte di Azoth, attorno al duecentomiliardesimo ciclo della Corte attorno al Sultano del Caos.


Il mostro-cassa pompava duecendo battiti al minuto percuotendosi il ventre con il suo unico arto, il suono che produceva era così profondo che le sue vibrazioni avrebbero ridotto in poltiglia un normale essere mondano.

Il maestro dei bassi riempiva l’aria con le sue flatulenze che avrebbero potuto create terremoti tali da spaccare in due come una noce un intero pianeta. Sopra di lui si innalzavano gli uccelli striduli che completavano la musica fornendo i medi e acuti così perforanti da far scoppiare il cervello.

Tutto attorno danzavano senza sosta i dignitari dell Corte di Azoth, l’Iloarca, Sultano del Caos, signore dell’Oltre e madre di tutti i mondi. Ed egli giaceva privo di coscienza, cieco e sordo, come sempre. Le sue mille spire di caos proiettavano in ogni dove nuove cose in infiniti modi. L’impressione del divino intelletto sulla sua pelle non finiva mai di dare forma all’informe.

Arti, tentacoli, protuberanze ed escrescenze si muovevano al folle ritmo dei blasfemi tamburi e degli osceni flauti, parti delle stesse creature che li suonavano. La festa intorno al Sultano non si fermava fin dall’alba dei tempi, e non si sarebbe mai fermata, né ora né mai.

Il Servente Capo della Corte, comandante in capo delle forze dell’Oltre, Totep, il Nero Occhio che tutto scruta, osservava compiaciuto i festeggiamenti dei suoi prediletti, godendo degli incubi che trasmettevano nelle menti delle creature che abitano i mondi. Ma una parte di lui stava monitorando tutt’altri eventi.

Era successo davvero! Doveva darne annuncio all’intera Corte.

Produsse un’onda di energia, un urlo, una percossa, che richiamò l’attenzione di tutti. La cassa rallentò fino a raggiungere i centosessanta battiti, i cortigiani continuavano a danzare, attenti tuttavia alle parole del Servente.

-Udite, miei prediletti! Sappiate gli eventi che han visto i miei occhi!- tuonò l’Occhio. Il suo aspetto era quello di una sfera di nere fiamme illuminate internamente da una pupilla di rossa energia malevola.

-Quali novità, sommo servitore? Quali ordini, per noi che serviamo il sire?- rispose la Corte.

-Ebbene, è dall’inizio del tempo che tengo il mio occhio sul Cielo, siano maledetti il Tiranno e tutti i suoi servitori.-

-Sempre siano maledetti!-

-Altrettanto osservo, senza farmi distrarre, le trame dell’Abisso e dei cittadini dell’Inferno, che ci sfidano e ci oltraggiano, con il loro orgoglio e la loro ambizione, hanno ingaggiato con noi un conflitto eterno, sta a noi raccogliere la sfida di questa tenzone!-

-Siamo pronti ai tuoi comandi. Dicci solo quali sono le visioni che hai avuto, scrutando tutti i mondi.-

-Fratelli miei, oggi è un gran giorno. Sono accadute cose dalle quali non vi è ritorno! Sinbalon, principe del Cielo, primo dei serafini, oggi è caduto! Il suo animo fu traviato da Lucifero, il demone cornuto, l’angelo che primo fra tutti si è tuffato nell’Abisso, ed ora anche il più potente dei nobili celesti ha fatto lo stesso!-

-Dici seriamente, oh nostro sommo dignitario, o si tratta solo di uno scherzo? Varrebbe più una simile notizia, che dell’Oltremondo tutto il metaquarzo!-

-Dico il vero, devoti servitori del nostro Sultano! Azoth mi è testimone. Sinbalon, colui che unisce, non è più. Adesso è Diabalon, colui che divide; egli ha rivendicato per sé il trono della Nera Sponda, ed insidia il regno del grande Helas, primo degli Originari. La guerra già infuria per tutti i Nove Cerchi, e non c’è demone che non sia schierato nella battaglia. Per la gioia nostra e del nostro signore, oggi il caos regna sovrano all’Inferno. Ma per gli angeli del Signore il cruccio è ancora più grande, poiché in molti stanno seguendo la strada del loro comandante decaduto.-

Prese allora la parola Chtulu, signore dell’Incubo, pontefice massimo della Corte. Il volto era coperto da mille tentacoli, il corpo era sorretto da quattro arti dalle mani artigliate e sormontato da un paio di gigantesche ali a membrana. La sua astuzia in politica era pari a quella del Servente. -Questa si, è una gran notizia! Io dico di approfittarne, di attaccare il Cielo e di sterminare la genia angelica, in modo che non insidi più il ciclo delle reincarnazioni di cui noi siamo gli eterni custodi.-

-Dice bene il nostro gran sacerdote- intervenì Vermin, il Grande Verme, signore del decadimento -è il momento di colpire la fortezza celeste, di sconfiggere una volta per tutte i servitori del Tiranno dei mondi, ora che sono deboli e senza un capo riconosciuto.-

Gli altri sommi dignitari della Corte concordarono tutti con il giudizio del Grande Verme. E così anche lo stesso Servente Capo. -E sia!- Disse quest’ultimo -Radunate dunque le vostre orde e le progenie dai Reami Ignoti e preparatevi ad un attacco totale alle mura del Paradiso!-

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