La caduta del Velo, parte 2

ottobre 14, 2015 da Cronotopo

Alcuni sembrarono convinti dalla spiegazione e si sedettero, ma molti altri non lo furono: -Ma cosa dice? Non ha visto quelle immagini? Non era mica un film d’azione! Era reale!-

-È vero!-

-Ma cos’era quella cosa?-

-E quegli uomini con l’armatura e il mantello?-

-Sono alieni!-

-Sono robot!-

-Sembrava davvero un film, eppure…-

-Mio dio, salvaci!-

-Io lo so!- urlò qualcuno più forte degli altri, catalizzando di nuovo l’attenzione di tutti. -Il piano degli Illuminati si sta compiendo! È iniziata l’invasione di creature di un’altra dimensione! Siamo perduti!- era un uomo in giacca e cravatta dall’aria stravolta, lo sguardo da pazzo. Scese il silenzio più completo: l’ipotesi che aveva fatto sembrava folle, ma le immagini, se vere, lasciavano un ampio margine di possibilità per le teorie più assurde.

Fu quella che doveva essere la moglie a rompere il silenzio. Si accostò all’uomo una signora ben vestita che disse, mettendogli una mano sul braccio: -Ma dai caro, queste sono sciocchezze, avrà ragione il capitano, no?-

Il cospirazionista, perché di questo si trattava, si gonfiò e divenne paonazzo: -No! Hai visto anche tu, stavolta, no? Tu che mi prendevi tanto in giro perché leggevo tutti quei siti! E invece hai visto che era tutto vero! Tu!- e si rivolse al carabiniere -tu sei in combutta con loro, non è vero?- tutti seguirono l’indice puntato fino al tutore dell’ordine -vuoi che ce ne restiamo qui tranquilli e aspettiamo docili che ci vengano a prendere, è così? Ti hanno chiamato i tuoi superiori illuminati e ti hanno attivato il protocollo di controllo mentale!-

-Ma di cosa sta parlando, mi scusi? Queste sono cose pazzesche!- rispose il capitano Manetti cercando di sdrammatizzare. Sorrise e si guardò intorno cercando sostegno per ridicolizzare l’uomo, ma non ne trovò molto, così il suo sorriso divenne un ghigno forzato.

-Ma quali alieni!- si fece avanti un altro. Portava una croce al collo sotto la camicia. Per un attimo Sabina ripensò ad Uriel, anche se il tipo non gli assomigliava per niente. Era un panzone pelato dall’aria volgare, anche se indossava vestiti costosi. Aveva un accento meridionale -Quello era una creatura del demonio! Padre Pio, salvaci tu!-

-Ha ragione, questa è l’Apocalisse!- esplose un terzo.

Il panzone puntò lo sguardo sul capitano: -Tu sei un agente dei fottuti massoni satanisti omosessuali che sono responsabili di tutto questo, confessa!-

-Guardi che potrei denunciarla per oltraggio!- ribattè il carabiniere cercando di sembrare sicuro, ma una goccia di sudore gli scendeva lungo la tempia e gli occhi tremavano. -Adesso diamoci tutti una calmata e aspettiamo i soccorsi!-

-Col cavolo, io me ne torno a casa!- disse qualcuno.

-Nessuno si muove finché non arrivano i soccorsi. Bisogna fare dei test per vedere se stiamo tutti bene!-

-Dei test? Cosa volete farci?- chiese quello degli alieni, che afferrò un piatto e lo scagliò contro il carabiniere urlando: -Illuminato!-

A quel punto partì il parapiglia: il capitano schivò per un pelo ed estrasse la pistola, scatenando il panico davvero. Tutti iniziarono a scappare in ogni direzione, rovesciando i tavoli e le sedie.

-Perfetto!- pensò Sabina. Approfittò della confusione per uscire da quel maledetto ristorante. Grazie alla sua sfera Cora non fu difficile farsi strada fra la folla. Appena uscita si addentrò nella pineta accanto al locale scendendo verso la scogliera, finché non fu sicura di essere sola. A quel punto decollò in direzione della sua villa.

Una volta rientrata si fiondò al computer per collegarsi ad internet e verificare cosa stava succedendo. Il web era completamente impazzito. Mentre il mainstream sosteneva compatto la spiegazione del capitano, quello di un attacco di hacker, il video dell’evento rimbalzava da un profilo all’altro sui social network. Solitamente veniva oscurato entro pochi minuti, ma nel frattempo l’avevano postato altri cinque. Era la madre di ogni fenomeno virale.

I commenti erano tutti più o meno del tenore di quelli fatti al ristorante. La gente era spaventata a morte, i più sentivano di trovarsi davanti alla fine del mondo, in una variante o in un’altra. I siti e i profili complottisti stavano affogando nelle visite, e probabilmente i loro amministratori si stavano facendo le seghe mentre i loro followers postavano ovunque commenti tipo: VE L’AVEVAMO DETTOOOOOO!!!!!11!!!1!! ORA NON POTETE PIU’ TENERE GLI OCCHI CHIUSIIII!!!!1!!!! SVEGLIAAAAA!!!!11!!1!!

Intanto inizavano ad arrivare da ogni parte del globo rapporti sugli effetti della diffusione virale del video: c’erano migliaia di persone, forse addirittura milioni, che erano morte di paura sul colpo. Gli ospedali erano intasati a causa di ogni sorta di incidente, i reparti di psichiatria e i manicomi criminali scoppiavano per i TSO. E poi esplosioni di violenza, saccheggi, caos nelle strade, specie nelle metropoli dove la polizia stava cercando inutilmente di riportare l’ordine.

Sabina imprecò: -Accidenti a loro, ma che cazzo sta succedendo? Cos’hanno combinato quegli idioti delle sette stavolta?-

Da un lato si ritenne fortunata: almeno lei non era in strada a smattare come i dormienti. A lei era capitato un mese prima, ma era sopravvissuta, e ne era uscita più forte, iniziava a capirlo proprio in quel momento. Dall’altro si sentiva proprio sfortunata: proprio ora che si era sistemata e aveva una copertura milionaria doveva scattare l’Apocalisse!

Quel singolo accadimento avrebbe innescato una catena di eventi che sarebbero divenuti noti collettivamente col nome di Caduta del Velo, l’inizio di una nuova straordinaria fase della storia umana. Ma lei in quel momento non lo sapeva, e temeva fosse venuto il momento in cui i cultisti avrebbero distrutto la civiltà umana e posto fine alla storia.

Sperò che Nicolaus o qualcun altro del Teatro si facesse vedere in fretta per spiegarle che cosa stava succedendo. Ripensò alla frase che gli aveva detto nella sua testa: lo spettacolo sta per cominciare. Era a questo che si riferiva? Erano pazzi a fare una cosa del genere! A quale scopo? Aveva parecchie domande da fare: così tante domande, e così poche risposte.

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