La caduta del Velo, parte 3

ottobre 14, 2015 da Cronotopo

Jack l’Australiano si staccò dal portatile. Era successo un vero casino! Sperò solo che si trattasse di un piano degli sciamani. Forse era veramente giunto il gran giorno del Ritorno degli Antichi.

Ma quei maledetti Templari! Sperò proprio che il maestro gli potesse procurare il video integrale, perché voleva vedere come andava a finire. Sperava che quei cavalieri da strapazzo fossero crepati fra le fauci della progenie. Che spettacolo poteva essere!

L’incursione a casa sua era stata sicuramente opera loro, e probabilmente era stata Sabina a metterli sulle sue tracce. Da quel giorno era stato costretto a tagliare tutti i suoi legami con il mondo dei dormienti, aveva dovuto dire addio ad amici e parenti senza poter spiegare loro niente. Anzi, per la verità credevano che fosse morto in un incidente, lo stesso che aveva ucciso i suoi coinquilini: una banale perdita di gas.

Era stato uno strazio dover assistere al proprio funerale nascosto nell’ombra e guardare i suoi familiari che piangevano fiumi di lacrime, assieme a tutti i suoi amici. L’unico conforto era stato vedere la quantità impressionante di gente che era venuta a dargli l’ultimo saluto. In vita sua aveva stretto un sacco di legami ed era molto ben voluto da tanta gente diversa, i suoi vecchi compagni di scuola e quelli dell’università, la gente che veniva alle sue serate e gli altri membri della sua crew, i colleghi dei vari lavoretti che aveva dovuto fare per tirare a campare mentre cercava di farsi un nome come musicista.

Inoltre fra molti dei suoi amici erano girate fin da subito voci che non fosse stato un incidente, che lo avessero voluto togliere di mezzo perché sapeva qualcosa, o solo perché dava sempre addosso agli Illuminati su facebook e nel mondo reale. Forse alcune delle cose che raccontava erano vere dopotutto. Jack non vedeva l’ora di tornare da loro redivivo e convertirli tutti al Culto.

In ogni caso ce l’aveva con i Templari, e sperava proprio che fosse giunta la loro ora.

Kappa entrò nel salotto. Aveva cambiato identità e città, si era trasferito in un appartamento di Milano, per fortuna insieme alle ragazze, le quali adesso lo affiancavano nell’apprendistato: il loro compito era fargli da supporto nei suoi primi incarichi agli ordini del Culto.

-Sveglia, bimbo, papà ci chiama.- disse l’ammazzatrice.

-E Ginger?- chiese lui.

-Sta già là. Sei pronto al salto?-

Si presero per mano. All’Australiano non avevano ancora concesso di portare i protocolli per il teletrasporto nella base operativa, così doveva affidarsi ad una delle sue nuove coinquiline, o al maestro, per arrivarci.

Ad attenderli nella sala trasferimenti c’era nome in codice Orafo, l’osservatore di Kappa, e il suo maestro Ansar l’africano. Avevano entrambi un’aria eccitata che contrastava con il freddo autocontrollo che di solito manifestavano.

-Allora? Che cazzo è questa storia?- chiese senza preamboli l’Austaliano -ditemi che siamo stati noi! Quella creatura…-

-Si, è roba nostra.- disse secco il maestro -Sembra che finalmente i nostri fratelli siberiani abbiano scagliato un’offensiva contro le forze diaboliche in Russia.-

-Là fuori è il delirio, comunque, lo sapete?- disse Kappa.

-Lo sappiamo! Sono appena stata a farmi un giro di ricognizione.- intervenne Ginger sotto forma di tigre che entrò con passo felino e maestoso. Riprese gradualmente l’aspetto umano, indossando l’accappatorio tranquillamente, senza preoccuparsi di mettere in mostra la propria nudità. La sua pelle era molto chiara, con lentiggini spare qua e là, e un delizioso ciuffo di peli sul pube. Jack sapeva per esperienza che quello di Kappa, invece, era completamente rasato.

-E allora? È così ovunque, no?- disse eccitato l’ex dj. -Che stiamo aspettando? Non è forse questo il momento di distruggere la civiltà?-

-Forse.- rispose l’Orafo sistemandosi gli occhiali -Ma non è così semplice.-

-Perché no? È bastato mettere in rete quei trenta secondi di video e la gente è già di fuori. Spariamo in rete qualche immagine della Corte e…-

-Taci, sciocco!- gli intimò il maestro con la sua voce potente. Fu come prendere uno schiaffo in faccia -Pensi di essere migliore dei Gerofanti? Tu credi che non ci abbiamo già provato? Gli altri iniziati tengono costantemente sott’occhio la rete e inibiscono ogni mossa in questo senso. D’altra parte anche noi rischieremmo di esporci. Ci sono troppe forze in gioco sul pianeta perché possiamo riuscire a prevalere in un conflitto aperto.-

-Volete dire che non siamo stati noi a diffondere il video?- chiese stupito Jack.

-Non lo sappiamo. Ma potrebbe trattarsi di un incidente.-

-Inoltre al momento le stelle non sono allineate.- aggiunse l’Osservatore.

-Che… che significa?- fu la domanda di Jack, il cui entusiasmo si era raffreddato di molto, ma non del tutto.

-Che se invocassimo ora i nostri benefattori potrebbero essere facilmente scacciati un’altra volta. Non sempre le porte dello spazio siderale sono aperte nello stesso modo.-

-E allora che si fa?- stavolta fu l’ammazzatrice a fare la domanda.

-Aspettiamo ancora istruzioni dalle alte sfere, i Gerofanti stanno sicuramente discutendo sulla linea da adottare. Noi intanto teniamo d’occhio la situazione e andiamo a caccia di nemici. Gli altri gruppi si faranno senz’altro vedere in giro, in un modo o nell’altro. Cogliamoli alle spalle.- concluse l’Orafo.

-Hai sentito Gingi? Si va a caccia!- disse Kappa e incontrò il suo pugno con quello della tigre.

L’Australiano si voltò verso il suo maestro con una domanda negli occhi alla quale fu data immediatamente risposta: -Tu vai con loro, così ti fai le ossa.-

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