La caduta del Velo

ottobre 14, 2015 da Cronotopo

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Pianeta Terra, Universo degli Esposti, anno 2018 d.C.
datazione basata sulla rivoluzione del pianeta attorno alla sua stella e sulla nascita di Gesù detto il Cristo, primo dei santi.

Sabina se ne stava seduta al tavolo finemente apparecchiato, mangiando uno spaghetto alle vongole. Il ristorante era grande e affollato da tanta bella gente, manco fosse stata la prima classe del frecciarossa. Uno schermo al plasma trasmetteva l’evento del giorno: l’inizio dei mondiali in Russia del 2018. Erano ancora ai festeggiamenti iniziali, le coreografie e le musiche si susseguivano senza sosta. La maggior parte della clientela assisteva incuriosita o spippolava con il cellulare twettando commenti inutili sulla gran parata. Qualche imbecille addirittura filmava il televisore.

Poi ci fu l’incidente. Sabina non vide l’inzio, lo avrebbe visionato solo in seguito su qualche canale di youtube. Però alzò immediatamente lo sguardo dal piatto quando tutti in sala iniziarono ad urlare.

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La ragazza vide sullo schermo il campo da calcio dove si stavano svolgendo le celebrazioni, occupato da quella che sembrava una sfera di carne impazzita, che ribolliva come magma; mostruose bocche, occhi e propagini varie apparivano e scomparivano dalla cupola centrale. Intorno c’erano ovunque corpi straziati, troppo piccoli per appartenere ad adulti.

La ripresa era dall’alto, da un punto piuttosto lontano, ma il cameramen fece un violento zoom, preso forse dalla foga di vedere cosa stava succedendo, e fece un primo piano della metà superiore di un bambino riccioluto, il volto imbrattato di sangue e distorto dall’orrore della morte, impalato su un aculeo che spuntava da un viscido tentacolo.

La gente del ristorante iniziava a manifestare una serie di reazioni: chi sveniva, chi vomitava, chi continuava ad urlare, ma nessuno riusciva a smettere di guardare. I camerieri si erano fermati, i cuochi erano accorsi e stavano in piedi impalati o già si accartocciavano sul pavimento.

Sabina invece rimase impassibile, o quasi. Certo, la vista del bambino ucciso era terrificante, ma era il mostro che suscitava una reazione assolutamente sopra le righe. Conosceva quella sensazione, quel terrore infinito che fa sentire ovunque una minaccia, lo aveva provato quando l’Austaliano le aveva mostrato la corte di Azoth. Ma adesso era molto meno intensa, quella mostruosità su uno schermo non era niente paragonato al sogno dell’Iloarca.

Accadde ancora qualcosa in televisione: il cameramen ritrasse improvvisamente lo zoom per inquadrare un gruppo di individui che faceva fuoco contro il mostro. Erano una decina e risplendevano di metallo dalla testa ai piedi, come dei cavalieri medievali. E ne avevano tutto l’aspetto, con i mantelli bianchi e la corazza lucente, tranne che per i giganteschi fucili che sparavano raggi colorati in direzione della cosa che aveva fatto scempio di giovani corpi.

Il cameramen inquadrò uno dei cavalieri, zommando ancora: indossava una specie di tuta spaziale uscita da un film di fantascienza, altro che armatura medievale! Per un attimo venne inquadrato un simbolo sul petto: una croce rossa, alla greca, cioè con i bracci uguali, in campo bianco. Sabina ormai faceva caso a quelle cose: l’aveva visto su internet mentre cercava informazioni sugli iniziati. Era il simbolo dei Templari!

In quel momento il collegamento si interruppe, lasciando lo schermo nero con un avviso di problemi tecnici.

La ragazza si guardò intorno: esplose il caos. Chi si alzava e uralva: -O mio dio!-, chi aiutava qualcuno a riprendersi o controllava chi era svenuto, chi stava ancora gridando, chi era piombato in uno stato catatonico. Quest’ultimo era comune nel personale del ristorante, impigliati fra il terrore cieco e il dovere del lavoro. Ovunque facce sconvolte, capelli spettinati, occhi arrossati.

In molti stavano parlando al cellulare. Sabina notò immediatamente che alcuni di loro non sembravano sconvolti come gli altri, ce n’era almeno un paio che avevano un atteggiamento… beh, sospetto, vista la situazione. Stavano in piedi e parlavano concitati ma a bassa voce, dandosi occhiate furtive intorno. Portavano entrambi un borsello da uomo.

-Saranno illuminati? Agenti delle sette?- pensò. La paranoia le salì lungo la schiena come uno tzunami. -Dannazione, proprio adesso che me la stavo godendo!-

Fece per alzarsi e dirigersi verso l’uscita come qualcuno stava già facendo, quando uno degli individui loschi che aveva adocchiato attaccò il cellulare e richiamò l’attenzione della folla: -Signori, prego, un momento di attenzione!- disse -non facciamoci prendere dal panico, per favore!-

-Ma che sta dicendo, scusi? Non ha visto?- esclamò qualcuno.

-C’è senz’altro una spiegazione.- ribattè l’uomo col borsello.

-Ma lei chi è, scusi?- chiese una voce femminile.

-Capitano Manetti, carabinieri.- rispose estraendo un tesserino. -Sono in vacanza, ma quando ho visto quelle immagini, ho chiamato subito il mio ufficiale superiore per avere informazioni.-

-E che ha detto?- il caos si stava placando, adesso tutti aspettavano con il fiato sospeso. Sabina se la stava già facendo sotto. Cos’era successo? Se quello aveva ricevuto informazioni in tempo reale, anche solo fasulle, significava che era qualcosa di più di un semplice ufficiale dei carabinieri. E ciò significava che lei era di nuovo in pericolo. Accidenti a loro, la riacciuffavano comunque, anche per caso!

Il carabiniere rispose: -Mi ha detto che è incorso un grave attacco informatico da parte di ignoti terroristi. Le immagini erano ovviamente un falso, ma erano così scioccanti che si sono verificate scene di panico in molti locali pubblici. Gli ospedali e la protezione civile si stanno già mobilitando per portare soccorso, ovunque ce ne sia bisogno, perciò tutto quello che dovete fare è sedervi e aspettare i soccorsi, vedrete che presto arriveranno anche qui e tutto si sistemerà.-

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