La città del sole: il serpente nudo, perte 3

aprile 15, 2015 da Cronotopo

Procedettero attraversando altri corridoi che davano su celle dalla porta metallica, cercando di ignorare la fastidiosa nenia che ammorbava le loro teste. Ma i trucchetti non erano finiti lì. Furono attaccati da una squadra speciale in tenuta da assaltatore, ma i loro volti apparivano a Shannon tutti uguali a quello di sua madre. Non era facile combattere in queste condizioni.

Mentre rispondeva al fuoco si trovò improvvisamente al fianco il suo defunto amico Nero che la salutò con un sorriso. Era un’illusione, ovviamente, come i volti posticci degli assaltatori, ma per poco non si fece ammazzare da una raffica.

Erano tenuti in scacco da una squadra che si era asserragliata dietro un incrocio a T dove il corridoio in cui si trovavano si immetteva in uno più grande: Viper scivolò alle loro spalle grazie all’invisibilità che aveva utilizzato per infiltrarsi nella stazione, creando un diversivo che permise alle due ammazzatrici di avanzare. Combattere i morti viventi era la specialità di Luna, sentiva la sua forza crescere ad ogni colpo, mentre si muoveva da un poliziotto all’altro sfondando le loro visiere con il paletto per perforare il cranio e spezzare così la maledizione che li teneva in vita.

Venus si comportava con altrettanta disinvoltura, colpiva e sparava come una furia, strappando teste e arti dai corpi già morti eppure vivi dei loro avversari. Ma il Serpente era un’altra storia: sembrava non facesse mai un movimento di troppo, si muoveva calcolando ogni mossa come se avesse tutto il tempo del mondo, si muoveva lento, con calma, schivando proiettili e assestando colpi in testa uno dopo l’altro, con quel fucile che teneva nella modalità colpo singolo: non sprecava neanche un proiettile, ogni suo sparo otteneva come effetto un nemico di meno.

Ancora un incrocio, ancora un’altra squadra appostata: ma stavolta furono colti alle spalle da un commando di vampiri, una decina, che piombò loro addosso mentre si ritiravano dalle raffiche provenienti dal corridoio più avanti; Luna ne impalettò due prima di rendersi conto di cosa stava facendo.

Venus schivò un abbraccio e piantò il tacco dei suoi stivali in testa al vampiro che aveva davanti, schiacciandogliela conto il muro. Il Serpente invece aveva rimesso il fucile e aveva sfoderato il coltello e la pistola, con le quali dava il meglio di sé in corpo a corpo. Scivolava fra gli attacchi come un’ombra per poi colpire a sorpresa, con movimenti saettanti che ricordavano proprio un cobra all’attacco.

In una manciata di secondi dei vampiri non c’era più traccia. Con una granata Viper liberò la strada affinché potessero proseguire. Mentre percorrevano i corridoi, ormai deserti, sentivano in sottofondo, oltre alla musica demoniaca alla quale ormai si erano abituati, i rumori di scontri in altre parti del dipartimento, esplosioni, colpi di arma da fuoco, urla e ordini gridati a squarciagola, tutto ovattato: il cemento plastico era altamente insonorizzante.

Erano quasi usciti dalle aree detentive: fecero saltare una porta blindata con dell’esplosivo proveniente dalla cintura del Serpente e si ritrovarono in uno spoglio tunnel le cui pareti avevano il nudo colore grigio del cemento plastico, illuminato freddamente da due file parallele di superfici lampada. Era completamente deserto, i posti di guardia erano vuoti.

Senza abbassare mai le armi procedettero verso la seconda porta blindata che si parava davanti a loro. Aldilà poteva esserci qualunque cosa ad attenderli. Mentre avanzavano, l’aria si incendiò come per combustione spontanea. Se fossero stati comuni esseri umani sarebbero morti soffocati, prima ancora che carbonizzati, ma grazie ai loro riflessi fecero esplodere la porta con una raffica di granate e si proiettarono fuori tutti e tre con un balzo prima di essere inceneriti.

Il Serpente rotolò finendo accovacciato e spianando le armi davanti a sé, mentre le ragazze si rimisero in piedi facendo la ruota su una mano sola. L’area sembrava deserta. Poi le luci si abbassarono, e dalla penombra udirono un suono di tacchi che camminavano nella loro direzione. Davanti a loro si parò una donna di bell’aspetto, il mento squadrato e sporgente conferiva un’espressione arrogante al viso coronato da folti riccioli biondi.

Li guardò come se fossero scarafaggi ripugnanti con occhi verdi splendenti, mettendosi le mani sui fianchi. Indossava un succinto abito rosso fuoco che le lasciava scoperte le spalle. Le unghie delle mani e dei piedi erano dello stesso colore. Portava scarpe aperte dorate col tacco alto.

-Allora- disse con voce arrogante quanto il suo viso -cos’è tutta questa confusione?-

Per tutta risposta i tre fecero fuoco con le pistole; ma invece di restare crivellata di colpi la donna non sembrò scomporsi di una virgola. Le pallottole semplicemente non la colpivano. Un comune scudo magico poteva esserne la causa.

-Osservatorio…- disse Luna nel bioauricolare.

-Ancora nessuna lettura dell’aura, qui. La tiene nascosta.-

Ok, poteva essere qualunque cosa. Una strega, una iniziata, un demone dell’Inferno. C’era solo un modo per scoprirlo, farsi sotto.

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