La città del sole: una serata fra amici, parte 3

gennaio 27, 2015 da Cronotopo

La nuova arrivata era Vanya, la veggente del circolo di Seraph, potente nelle arti oscure: la chiamavano il Terrore dei Lupi, poiché più di tutti odiava la stirpe dei mannari che si diceva le avessero ucciso il compagno.

Anche la vampira era avvolta nella sua aura magica, violacea e nera: stava contrastando lo scudo di Salice, che continuava a spippolare il suo computer runico. Luna B le inviò un altro pensiero: -Togli lo scudo quando te lo dico! Preparati ad attaccare per difenderti, ci siamo capiti?-

-D’accordo!- rispose la strega metre smetteva di provare a forzare il blocco psichico che impediva il collegamento con l’Osservatorio e mettendo mano agli incantesimi da battaglia.

Luna si acquattò, pronta a saltare: -Ora!- urlò, dandosi la spinta.

In elevazione sopra le teste dei vampiri, l’Ammazzamorti estrasse fulminea la sua gigantesca pistola calibro .50 dalla quale non si separava mai e sparò un colpo ad alto esplosivo con il lanciagranate sottocanna in direzione del mixer.

Prima dell’esplosione i non morti erano stati già investiti dai primi incantesimi di Salice, il primo gruppo saltò via come investito da un camion in corsa, il secondo fu avvolto dalle fiamme. L’impianto deflagrò con violenza e la musica si interruppe con un fischio perforante.

Il lupo e la iena smisero di contorcersi e balzarono in piedi, pronti a combattere. L’aura lunare del mannaro lo avvolse mentre si trasformava. La iena invece aveva un potere meno vistoso, ma altrettanto letale: i suoi occhi brillarono come due fanali gialli assetati di sangue.

Ne seguì una furiosa mischia, nella quale Luna si trovò faccia a faccia con Seraph, maestro dei vampiri e spietato nemico delle forze della Natura, aveva sviluppato una morbosa ossessione per la sua giovane avversaria:

-Penetrerò il tuo cadavere prima di riportarti alla morte in vita, piccola mia!-

-Prima dovrai evitare che ti penetri con il mio paletto, spaccone!-

Il vampiro combatteva a mani nude, lei invece brandiva il suo paletto rituale.

Intanto Salice aveva ingaggiato un duello magico con Vanya, mentre Solo e Nero si battevano con il resto dei luogotenenti e facevano strage dei loro gregari. Il lupo ardeva avvvolto dalla luce della luna, ed ogni suo colpo era seguito da una pioggia di lapilli candidi.

La iena preferiva affidarsi alla sua velocità, brandendo una lama ricurva con la quale recideva la testa ad ogni morto che gli capitasse a tiro. La strega e la veggente invece si fronteggiavano strillando parole di potere, le loro auree espanse fino a incontrarsi. Era impossibile avvicinarsi a loro.

Metà dei vampiri erano già stati eliminati, e Nero aveva anche fatto fuori la luogotenente vestita da scolaretta, con sommo disappunto del suo maestro, quando Seraph balzò indietro e scoppiò in una risata carica di sarcasmo: -Questo era solo l’antipasto, dolcezza!- disse -Ho portato un nuovo amico alla festa, spero ti piaccia!-

Si fece da parte, e dietro di lui comparve un tizio in armatura, un’armatura medievale in metallo annerito, placche di ferro su cotta di maglia; il volto deforme era blu ed aveva due paia di corte corna che spuntavano sul cranio calvo. L’aura di potere che emanava da quell’essere inchiodò l’Ammazzatrice sul posto. Doveva per forza trattarsi di un demone, e non di basso rango.

-Questo è un Giudice, mia cara, un seguace di Minosse, Qliffah dell’Abisso. Sarà lui ad insegnarti le buone maniere.- disse Seraph, fuori di sé dalla gioia nel vedere la ragazza paralizzata. Cominciò ad avvicinarsi a lei.

Mentre cercava di svincolarsi dal blocco imposto dal demone, vide Nero avventarsi su di lui. Il Giudice rimase impassibile mentre gli affondava ripetutamente la lama nel petto. Era tutto inutile, senza il supporto dell’Osservatorio non ce l’avrebbero fatta contro un’entità di quel livello.

La iena venne afferrata per il collo dal demone, ed iniziò istantaneamente a bruciare. In un attimo non rimase che cenere del suo amico Nicolas. Luna B urlò con tutte le sue forze, rompendo la paralisi: -Maledetto!- esclamò mentre rimetteva mano alla pistola ed iniziava a crivellare di colpi la creatura infernale.

Ma né i proiettili né le granate di alcun tipo sembravano avere effetto su di lui, e nemmeno le eclissi di luna di Solo, infuriato come lei per la morte dell’amico. Schivarono ripetutamente raggi ardenti che provenivano dalle mani del Giudice e che li avrebbero ridotti come la povera iena. Tentarono di contrattaccare, inutilmente. Forse Salice avrebbe potuto provare a scacciarlo, ma era ancora impegnata nel suo duello all’ultimo incantesimo con Vanya la veggente.

Nessuna delle armi a loro disposizione sembrava adatta ad intaccare il demone, eppure Luna continuava nei suoi assalti disperati, mentre Seraph se la godeva ridendo e facendo battute sulla sua goffaggine: -Forza, dacci dentro, Ammazzamorti! Era un colpo, quello, o una carezza?- e così via.

Il Giudice stava solo giocando con loro: ad un tratto schioccò le dita, e il lupo e l’ammazzatrice furono di nuovo paralizzati come statue viventi. Potevano muovere unicamente gli occhi.

Guardando le mani del demone protendersi verso di loro, Shannon Prisley pensò che fosse giunta l’ora di morire, ma non solo: se cadeva per mano di quel Giudice, sarebbe finita nei cerchi dell’Inferno a fare da schiava al Crudele Popolo, proprio come doveva essere finito il suo amico iena.

Non si sarebbe mai reincarnata, magari in un albero o in un fiore dalla vita brevissima e poi chissà… no, niente di tutto questo l’attendeva, ma solo il dolore di infinite torture e soprusi nelle fetide aule del suo carnefice. Ma il suo coraggio e la sua forza non le fecero distogliere lo sguardo che emanava puro odio in direzione dei suoi nemici.

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