La città del sole: una serata fra amici, parte 4

gennaio 27, 2015 da Cronotopo

A sorpresa, fu il Giudice a saltare in aria, letteralmente: il suo corpo esplose in un milione di pezzi. Qualcosa di affusolato e metallico era sopraggiunto come un lampo alle sue spalle provocando quell’effetto rovinoso.

Seraph e i suoi vampiri si voltarono di scatto verso il palco: una ragazzona coi capelli neri e gli occhi languidi se ne stava in piedi brandendo un enorme tubo di acciaio, plastica e circuiti che Luna riconobbe essere un lanciamissili.

Indossava solo un gilè di pelle sopra la biotuta azzurra: un’altra ammazzatrice! Non l’aveva mai vista prima, ma ne era sicura. Le bastava uno sguardo per riconoscere una come lei, una prescelta.

-Ciao, sorellina, scusa il ritardo!- disse con voce insolente ma in qualche modo matura, di una che ne ha viste tante.

-Un’altra palettara?- esclamò Seraph con disappunto, ma tornò subito al suo solito sarcasmo da quattro soldi: -Dimmi, bambina, anche tu maneggi bene il bastone come la tua amica? Potresti farmi un servizietto al mio!-

-Ti farò assaggiare la punta del mio paletto quanto prima, mostro!- fu la risposta secca.

-Mostro a me? Voi che servite la più orrenda delle corti…-

-Non vogliamo sentire le tue chiacchere, mostro!- e detto questo la nuova arrivata piombò in mezzo alla folla vampiresca iniziandoli ad infilzare uno dopo l’altro con un paletto a due punte lungo circa un metro, pieno di intarsi e di scritte, così differente da quello monopunta e corto di Luna.

Grazie al suo aiuto, la banda di vampiri fu decimata. Quando rimasero una ventina, Seraph ordinò la ritirata. Con odio guardò le due ammazzatrici, la sconfitta gli bruciava come la luce del sole: -Vi staccherò quelle testoline e farò sesso orale con i vostri crani decapitati, sgualdrine, è una promessa!- e detto questo spiccò il volo in una nube di tenebra vorticante assieme ai suoi luogotenenti sopravvissuti.

Vanya si disimpegnò dal duello con Salice, la quale cadde in ginocchio stremata, ed invocò un portale con il quale fece fuggire il resto delle truppe sopravvissute, mentre copriva la ritirata. Non furono in grado di impedirlo, e quando ebbe finito decollò anche lei e volò via come una saetta fatta di ombre.

-Ho perso anche Nicolas! Ma forse ho trovato una nuova amica…- Si disse Shannon osservando l’altra ammazatrice. Era decisamente più alta di lei, probabilmente più grande, forse addirittura sopra i venti, ed aveva un trucco aggressivo, nonostante fosse in tenuta da battaglia, con le labbra scarlatte di rossetto, gli occhi marcati dall’eyeliner e le ciglia ben pettinate.

Le due prescelte si fronteggiarono: lo sguardo di Luna era un misto inestricabile di gratitudine e sospetto, quello dell’altra era curioso e spavaldo. Fu quest’ultima a rompere il silenzio calato fra le due: -Allora, sorellina, nemmeno un grazie?-

Shannon sbuffò: -Ma si, grazie… sorella.- quella delle ammazzatrici era detta dai metafisici una sorellanza elettiva, tuttavia non avava mai usato quell’appellativo con un’altra prescelta come lei. -Chi sei, comunque? Identificati!- chiese.

-Mi chiamo Emily, Emy per gli amici, nome in codice Venus G, protocollo “sterminademoni”, la parola è “rododendro di mare”.-

Shannon rimase di stucco: -La sterminatrice di demoni?- ne aveva sentito parlare qualche volta dal suo Osservatore. Si diceva fosse la migliore ammazzatrice della costa ovest. -Molto piacere, accidenti! Io sono Luna B.-

-L’ammazzamorti, si lo so! Sei brava col paletto, ma quel Giudice ti aveva messo nel sacco!-

-Avevano tagliato il contatto con l’Osservatorio!-

-Già! Per questo mi porto sempre dietro il mio Osservatore.-

-Che cosa?-

Venus fece un cenno con la mano verso un angolo buio dal quale emerse un giovane uomo completamente vestito di pelle, stivali, pantaloni, giacca e guanti. Indossava occhiali dalla montatura rettangolare dietro cui brillavano due occhi di ghiaccio. Aveva il capello corto e la barba non fatta. Richiuse un piccolo ierocomputatore e se lo mise in una tasca. Portava un fucile di precisione a tracolla, un corto lanciagranate agganciato alla coscia sinistra e una pistola alla cintura, a destra.

-Non ho ritenuto necessario un mio diretto intervento nella mischia, mi sono limitato a coprire la mia ammazzatrice. Dopo l’eliminazione del demone avevate la situazione sotto controllo.- aveva una voce supponente ma autorevole, il suo accento tradiva le stesse origini inglesi del Bibliotecario.

-Luna, ti presento il Motociclista.- disse Venus.

-Che diavolo è un motociclista?- chiese Luna.

-Uno che guida le motociclette, quegli aggeggi a due ruote con il motore a scoppio.-

-Che roba preistorica.-

-Lui ne ha una. La utilizziamo per pattugliare il primo livello.-

-Beh, grazie tante, comunque. Perché ci avete messo così tanto?- disse Luna. -Eravamo appena arrivati al tuo osservatorio, quando siete spariti dai sensori. Ci è voluto un po’ per capire dove eravate finiti.- rispose l’uomo.

Intanto Emy si era avvicinata al suo osservatore: lo ghermì e lo baciò con foga. Luna, Salice e Solo rimasero un po’ di stucco, ma in fondo niente vietava i rapporti all’interno degli operativi. Quelli comunque non persero tempo. Per come si avvinghiavano sembravano pronti a farlo lì in piedi.

Shannon inarcò un sopracciglio, poi portò la mano al suo bioauricolare: -Ehi, Osservatorio, siete di nuovo lì?-

-Grazie agli Antichi siete ancora vivi!- era la voce del Bibliotecario, leggermente scosso.

-Nero non ce l’ha fatta.- rispose lei.

-Peccato. Sceglieremo un altro capo per il branco. Ora rientrate. Sto scaricando in questo momento i dati dello scontro, ci saranno molto utili se è come penso.-

Luna chiuse gli occhi e strinse i denti: sapeva che la perdita di un compagno era normale amministrazione, il Concilio si adoperava in ogni modo perché gli operativi delle ammazzatrici non fossero mai sotto organico, ma lei non poteva certo fare a meno di affezionarsi a quelli che le guardavano le spalle e combattevano con lei fianco a fianco. -Molto bene.- concluse fredda. -Riportaci a casa. Qui abbiamo finito.- e mentre Venus G e il suo motociclista continuavano a darci dentro, i gemiti che rimbombavano sul cemento plastico tutto intorno, l’Ammazzamorti e i suoi compagni sparirono da lì.

fr sxAmmazzare il tempo>>

divisore

Indice La città del sole