La festa, parte 4

ottobre 26, 2014 da Cronotopo

-Ti serve aiuto?- un tamarro palestrato di non più di vent’anni si fece avanti incerto, guardandola sempre più sbigottito. Aveva i jeans e la canotta bianca aderente. Si era perfino tolto gli occhiali da sole di marca che probabilmente portava anche a letto.
-Si…- sussurrò Sabina stringendosi nelle proprie braccia e tremando come una foglia.
-Ragazzi, ehi ragazzi! Venite, veloci. C’è questa ragazza che ha bisogno di aiuto!- aveva afferrato che doveva essere successo qualcosa di terribile. Il resto della compagnia si avvicinò.
-Mio Dio, ma che le è successo?- disse uno, tamarro come il suo socio.
-Ma è coperta di sangue!- esclamò una ragazza, con i tacchi a spillo e poco altro addosso.
-Serve un ambulanza!- fece un terzo, in camicia, pantaloncini e infradito.
-Dobbiamo chiamare la polizia!- disse un altro, portava gli occhiali.
-Silenzio!- fece il primo. -Cioè, si, chiamate tutti, polizia e ambulanza, ma non assilliamola.- guardò la sua amica -Chiara, resta qui con me ad aiutarla, gli altri chiamino con i cell.-

La comitiva si allontanò, tranne la ragazza con i tacchi che si mise vicino a Sabina. -Io sono Chiara.- disse con il tono più amichevole che riuscì a trovare. -Ed io Giulio.- disse il ragazzo. -Tu come ti chiami?- la sua voce cercava di essere delicata, aveva la sensazione poterla rompere con le parole sbagliate, come una lastra di vetro che si infrange per un carico eccessivo.

-S…Sabina.- balbettò la ragazza imbrattata di sangue.
-Sabina, vuoi dirci cos’è successo?-
-Io…loro, sono morti, credo, o forse…non lo so, la luna, era orribile, e gli alberi…erano vivi!-

I due amici si scambiarono uno sguardo dubbioso. L’unica cosa che avevano capito era che forse qualcuno era morto, più di una persona, presumibilmente. Il sangue incrostato che copriva Sabina faceva intravedere gli scenari più macabri. Ma non potevano immaginare cosa lei aveva visto veramente, qualcosa che sconvolgeva ciò che credevano essere la realtà.
Continuarono ad interloquire con la ragazza, ricevendo in risposta soltanto altre parole deliranti su tentacoli di carne con gli occhi e teste che esplodevano, finché non arrivò l’ambulanza a sirene spiegate, seguita a ruota da una volante dei carabinieri.
-Io…sto bene, non sono ferita…fatemi parlare con la polizia!- disse Sabina mentre i paramedici eseguivano il primo soccorso.
Un giovane carabiniere sui trent’anni si fece avanti. -Come si sente? Può rispondere ad alcune domande?- chiese.
-Io…credo di si.- diede le sue generalità all’agente.

-Mi dica cos’è successo.-

-Ero alla festa, al rave, nel bosco, stavo ballando, poi mi sono allontanata…ho trovato un cadavere decapitato, poi ho visto gli alberi che mi guardavano con occhi intensi e profondi, muovevano le liane come mani, allora sono scappata dagli altri ragazzi, ma non mi sentivano, e poi…poi…le loro teste sono esplose, ma non sono morti, qualcos’altro era dentro di loro, come giganteschi vermi pieni di occhi…-
L’uomo la guardò dubbioso: -Ha assunto sostanze stupefacenti, signorina?-
Lei esitò, poi guardò in basso. La cosa non deponeva certo a favore della veridicità delle sue affermazioni. -Si.- rispose alla fine -MDMA.-
-Lei si trova ancora in stato confusionale. Adesso la accompagniamo in ospedale, dove potrà riposare ed essere sottoposta ad adeguate cure mediche. Domani, dopo un buon sonno ristoratore, ci dirà cosa ricorda.-
-No! Io…voi, dovete andare laggiù, dovete chiamare l’esercito, ci sono mostri ovunque, dovere buttare giù la foresta prima che…-
-Adesso si calmi.- rispose spazientito il carabiniere. -Manderemo una pattuglia a controllare, ci terremo in contatto radio con loro. Lei pensi solo a riposare.-

Mentre veniva caricata sull’ambulanza, vide arrivare un defender dei carabinieri: il conducente scambiò due battute con i colleghi, poi diede gas e si avventurò per la strada sterrata aggirando i piloncini di cemento. Altri mezzi stavano sopraggiungendo.
Sabina si distese sulla comoda barella mentre le infilavano gentilmente una flebo al braccio. Un senso di rilassatezza che lei riconobbe come effetto della morfina la pervase, in pochi secondi si addormentò avvolta dai veli dell’incoscienza.

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