La festa, parte 6

ottobre 26, 2014 da Cronotopo

-Che cosa?- esclamò Sabina quando capì il senso di quel dialogo fra i due uomini. Avevano fatto un TSO a una sua amica che aveva smattato con i suoi, l’avevano rinchiusa in un ospedale e imbottita di psicofarmaci. Non era più stata la stessa da allora.

-Non sono pazza! Vi giuro, sono morti, quei mostri…-

Il dottore le rivolse uno sguardo di commiserazione, poi fece un cenno agli infermieri nerboruti: uno preparò un iniettore automatico, mentre altri due si avvicinarono alla ragazza.

-Non si preoccupi, è in buone mani. Vedrà che starà bene.- disse l’agente della gendarmeria.

-Perché volete farmi un TSO? Non ho fatto nulla, io!-

-Lei sta dimostrando i sintomi di una grave forma di schizofrenia paranoide.- disse il medico -Ma non si preoccupi, sembra soltanto un effetto indotto dall’abuso di sostanze stupefacenti. La portiamo in un istituto qualificato dove potrà ricevere cure adeguate alla situazione. Credo che in pochi giorni, al massimo una settimana, si sentirà meglio.-

-Vi ripeto che non sono pazza!- rispose lei cercando di non urlare. Se si metteva a dare di matto la rinchiudevano davvero. Ma non potevano farlo, dovevano crederle! -Il sangue sui miei vestiti! Lo avete analizzato? Non è solo mio, ci saranno almeno…- non finì la frase, pensando a tutti quei ragazzi con la testa scoppiata le era salita la nausea. Ma non doveva vomitare, sarebbe stato un elemento in più per lo psichiatra.

-In effetti il sangue risulta essere di almeno una mezza dozzina di individui differenti, forse di più.- disse il poliziotto -Per questo le crediamo, almeno sulla parte che riguarda i morti. Altrimenti non sarei qui. Riteniamo che lei abbia realmente assistito a cruenti omicidi, i suoi amici potrebbero averla portata, consapevolmente o meno, ad una festa di satanisti, che forse hanno usato trucchi e maschere, oltre, ovviamente, alla somministrazione di stupefacenti allucinogeni…–Non è possibile! Ho bevuto solo la mia MD…-

-Chi gliel’ha venduta poteva fare parte del gruppo di assassini, o essere stato pagato per somministrarle la giusta sostanza.- fece una pausa, guardandola come se aspettasse che lei dicesse qualcosa. -So che lei non vorrà dirmi la verità su chi le ha venduto la droga.- continuò -specialmente se lei lo ritiene un amico, uno di cui ci si possa fidare. In ogni caso non lo è, chi vende droga…-

-Mi risparmi la predica. Perché non può semplicemente interrogarmi e lasciarmi andare?-

-L’ho fatto.-

A quel punto capì. Non le avrebbero mai creduto, lei aveva letteralmente visto i mostri, ma ai loro occhi era solo il frutto della sua botta.

-Lei ha subito un grave shock.- interloquì il dottore -La sua mente ha rielaborato il trauma con una storia di fantasia.-

-Io ho bisogno della sua testimonianza, Sabina, ma prima deve riprendersi. Che lei lo voglia o no. La prego, non si opponga! Dobbiamo sapere cos’è successo veramente.- concluse il poliziotto.

Sembrava tornare tutto. Possibile che i ricordi che le affollavano la mente fossero falsi? Eppure sembravano così nitidi, sembrava passato un minuto da quei terribili momenti. Davvero se si fosse affidata alle cure avrebbe ritrovato i ricordi veri? Ma come avrebbe fatto a riconoscerli, come li avrebbe distinti da quelli falsi? Se i ricordi cambiavano, potevano anche essere tutti falsi, senza mai arrivare al nocciolo duro della realtà. Una vita di menzogne.

Guardando tutte quelle persone, il medico con il suo camice, gli infermieri, l’eurogendarme in divisa, e pensando al resto del mondo là fuori, in un lampo comprese: l’unica verità è quella a cui tutti credono. Ma che cosa ci dice che quello in cui credono tutti è vero? Così tante domande, così poche risposte. L’amante insaziabile era tornato quando meno se lo aspettava.

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