La lupa, parte 2

ottobre 26, 2014 da Cronotopo

Satrasia- Racconto La Lupa- sketch 1

La vita al primo livello era dura, e aveva alcune regole da seguire per farcela. Ci si spostava continuamente, non si rimaneva mai nello stesso posto per più di una notte, chiunque ti poteva assalire. Durante il riposo, si facevano sempre i turni di guardia.

Si viaggiava in pochi, per attirare meno l’attenzione. E non si formavano mai legami troppo stretti fra le persone, era meglio non affezionarsi agli altri, quando da un giorno all’altro potevi finire vittima dei cacciatori di organi o di una banda di cyberpunk.

Scoprirono che il primo livello che conoscevano non esisteva più, ed era stato sostituito da un labirinto di grotte e di cunicoli nei quali era spesso difficile orientarsi. Alla fine decisero di trovarsi un posto dove passare la notte.

-Perché non torniamo al secondo livello e non ci infiliamo in un appartamento vuoto? Così magari troviamo anche un vero letto in cui dormire!- disse Laura.

Carlo la guardò come per dire: uno solo, eh? Quella sera avrebbero di sicuro fatto sesso. Ogni giorno andava vissuto in pieno, la durezza della vita del suolo insegnava questo. E ogni giorno tutto ricominciava, oggi scopiamo, domani ognuno per la sua strada. Finire a letto insieme non era una novità per loro.

Si inerpicarono lungo una piattaforma della Crosta che si era spezzata e ora piegava fino al tetto di un vecchio edificio del primo livello. Da lì salirono verso i terrazzamenti ancora intatti ed entrarono in uno dei megagrattacieli: le porte di plastica rigida erano in pezzi. L’atrio era alto e lungo, con file di inutili ascensori ai due lati. Nella guardiola il guardiano giaceva con il collo spezzato.

Non c’era elettricità. Estrassero le torce dinamiche e fecero luce. Il pavimento era coperto dal terriccio dei vasi delle piante ornamentali andati in frantumi, e da cadaveri. Li scavalcarono senza degnarli di uno sguardo e proseguirono in cerca delle scale d’emergenza.

Trovarono l’accesso ed iniziarono a salire. In alto, il cielo nero prometteva tempesta da un momento all’altro, sentivano il vento fischiare forte sopra le loro teste. Era rimasta una manciata di piani, più che sufficienti per trovare un appartamento per loro. Entrarono al primo e iniziarono a scorrere le porte delle abitazioni.

La maggior parte contenevano almeno un paio di cadaveri; altre invece cittadini tremanti in un angolo che aspettavano inutilmente i soccorsi. Quando li illuminavano con le torce si mettevano ad urlare: -Aiuto! Aiuto! Siamo qui!-

-Non siamo la ProCiv, stronzo!- disse Laura ad un vecchio che stava per saltarle addosso. Gli affibbiò un calcio e lo minacciò con la sua pistola calibro .22, per fargli capire che doveva girare alla larga. -Cerchiamo solo un posto per dormire, ora levati dai coglioni!- L’anziano scappò via urlando.

Alla fine scelsero un grosso appartamento di almeno duecento metri quadri, che doveva ospitare una grande famiglia con molti figli: il frigo era pieno e nell’abitazione c’erano solo due cadaveri, una donna sui cinquanta e un bambino ancora piccolo, meno di tre anni. Trascinarono il corpo della donna nella casa adiacente e lo lasciarono lì sdraiato. Deposero al suo fianco il corpicino del presunto figlio e tornarono nel primo appartamento.

Quando Laura andò in bagno ebbe una gradevole sorpresa: quel posto aveva ancora l’acqua corrente! Fece una doccia all’istante usando tutti i prodotti che trovò nell’armadietto. Era da quando era una ragazzina che non usava più il balsamo!

-Ma hanno l’acqua!- esclamò Carlo entrando nel gabinetto.

-Eh, già!-

-Fantastico!-

Lui attese che la donna avesse finito; lei uscì dalla cabina senza nascondere la sua nudità, il corpo segnato dalla vita, robusto ma in qualche modo aggraziato, i corti e scuri capelli umidi sparsi a ciocche in ogni direzione. Si prese tranquillamente un asciugamano e iniziò a strofinarsi i capelli. Carlo si infilò in doccia a sua volta e fu più rapido, usando un unico prodotto doccia shampoo per lavarsi.

Quando uscì dalla doccia, trovò la donna in cucina, ancora completamente nuda, che fumava una sigaretta e beveva un liquore da un piccolo bicchiere di finto vetro.

-Una sigaretta?-

-E ho trovato anche l’accendino, pensa!- disse la donna.

L’uomo, nudo pure lui, si versò un bicchiere di wiskey e prese una sigaretta e l’accendino. Si sedette e fumò in silenzio, lanciando sguardi alla sua amica. Il tempo di finire di fumare e lei si alzò e salì a cavalcioni su di lui, baciandolo in bocca.

Lui ricambiò e la strinse. Senza bisogno di tanti preliminari la penetrò ed iniziò a farsi cavalcare dalla donna. Laura raggiunse due sacrosanti orgasmi che le sciolsero tutta la tensione della giornata. Per finire in bellezza non era il caso di rimanere incinta, così decise di farsi venire in bocca, per andare sul sicuro. E poi era un po’ di nutrimento in più, che non faceva mai male. Dopo aver ingoiato lo sperma si rese conto di quanto fosse affamata.

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Indice:
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Parte 2
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Parte 4
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