La lupa, parte 5

ottobre 26, 2014 da Cronotopo

Era tutto completamente assurdo. Laura non ci capiva nulla. La religione non aveva mai fatto parte della sua vita, nemmeno quando abitava ancora al secondo livello. I suoi erano morti in un incidente del Tubo quando era ancora al liceo, e lei era finita sul lastrico, senza soldi e presto senza casa.

Le leggi anti-vagabondaggio condannavano un cittadino in banca rotta a dieci anni di lavori forzati dopo i quali ti veniva venduto l’alloggio popolare dove ti avevano trasferito. A quel punto comunque uno doveva trovarsi un altro lavoro, altrimenti con le tasse sulla casa e le bollette presto le agenzie di recupero crediti avrebbero confiscato anche quella.

Dopo cinque anni a mangiare merda nella cintura industriale del blocco aretino Laura era fuggita al primo livello, si era infilata in un centro sociale e si era fatta togliere il RID. L’alternativa era fare la puttana. Ma preferiva rinunciare a tutto che doverla dare per soldi. Una questione di orgoglio.

La politica non la interessava e anzi le dava fastidio, tutti quei discorsi sulla rivoluzione dal basso e stronzate simili, non le aveva mai potute sopportare. Così si era stufata presto della vita al c.s.a. Ceppo Rosso, ed aveva iniziato a vivere come i così detti Incivili, che per tanti versi trovava più civili dei cugini dei piani alti. Era una vita dura, da esclusi, sempre a razzolare fra i rifiuti, sempre in viaggio, una vita selvaggia di cui si era innamorata perdutamente.

Paradossalmente la vita da licantropo sembrava molto più inquadrata: divinità da adorare, sciamani ai quali obbedire, nemici da combattere, un branco al quale essere fedele, un maschio alfa al quale darla tutte le volte che vuole. Eppure non sembrava tanto male, meglio della miseria materiale assoluta degli Incivili o della miseria umana della Seconda Urbanizzazione. Sembrava una vita consacrata alle passioni animali, la caccia, il sesso, lo scontro con altre razze sovrannaturali.

In lei sentiva crescere il desiderio di carne cruda, di carne fresca. Con il passare dei giorni la dieta diventava sempre più carnivora, bistecche quasi crude, tartare, carpacci. Il giorno prima della luna piena ricevettero pezzi di carne ancora grondanti di sangue, che divorarono con gusto.

Arrivò il gran giorno. Furono scortati fino agli Appennini, dove ancora esisteva la foresta. Il versante occidentale era franato, per cui si addentrarono nei monti distrutti fino a giungere dove ancora crescevano alberi. Fu una scarpinata di due giorni, per niente facilitata dalle condizioni climatiche estreme che imperversavano su tutta la regione. La pioggia che li infradiciava e il vento che sferzava i loro volti furono due costanti, insieme alle storte e alle cadute.

Dopo aver superato distese di sassi franati e pendii spogli e irregolari, si inoltrarono finalmente nel bosco, camminando in fila indiana per ore, sotto la pioggia, nel buio della foresta dove già iniziavano a vedere come non avevano mai visto nell’oscurità.

Laura sentiva i suoi sensi acuirsi sempre più, soprattutto l’udito e l’olfatto. Percepiva la vita nascosta del bosco, le creature sotto la terra e sopra gli alberi.

Giunsero in una radura con un rozzo altare al centro, nient’altro che una roccia quadrata con un simbolo simile ad una croce cerchiata, una croce celtica con le linee ondulate, inciso su un lato.

Un uomo incappucciato li attendeva in piedi accanto alla pietra. Indossava una tunica marrone ed un mantello. Aveva indosso paramenti sacri coperti da simboli inquietanti, che mettevano paura solo a guardarli. Il volto in ombra era invisibile. Allargò le braccia come per accoglierli: -Benvenuti, novelli lupi!- disse con voce roca e sgraziata. -Benvenuti! Io sono lo sciamano a cui sono state affidate queste terre, il druido dell’Alpe della Luna. Stasera raggiungerete la vostra nuova forma e vi nutrirete come animali liberi e selvaggi. Nel bosco troverete delle prede umane, starà a voi cacciarle e divorarle!-

Aveva smesso di piovere, i nembi tutto introno si diradarono, rivelando che la radura si trovava praticamente sulla cima di un monte da cui si dominavano i dintorni. Il sole era tramontato da un pezzo e la luna stava sorgendo all’orizzonte dietro i monti.

Qualcosa di mostruoso si stava facendo strada dentro Laura, una nuova natura bestiale che la inondava di visioni macabre dove divorava giovani corpi agonizzanti, teste di neonato e mani di donna.

-Adesso onoriamo le benefiche Forze della Natura, i Grandi Antichi che ci benedicono con la liberazione dalla civiltà e con l’abbandono agli istinti animali, onoriamo i nostri benefattori!- disse il druido alzando la voce. Un’altra figura incappucciata si fece avanti, Laura indovinò che si trattava di una donna; portava in braccio un neonato urlante. Le venne voglia di mangiarlo.

Invece fu lo sciamano a farlo: prese l’infante ed iniziò a divorarlo, partendo dagli arti che si agitavano in ogni direzione. Presto il marmocchio smise di piangere. Quando delle braccia e delle gambe non rimasero che le ossa depose il minuscolo tronco sull’altare; qualcosa emerse dagli angoli più bui del bosco, strisciando vero il centro della radura.

Frotte di creaturine nere e viscide, vagamente umanoidi ma con una testa enorme, senza occhi ma con bocche spaventosamente grandi e piene di zanne, si avvicinarono al sangue che colava dall’altare ed iniziarono a succhiarlo con versi osceni. La scena era raccapricciante. L’aria sembrava distorcersi in spirali che parevano gole mostruose irte di denti, il terrore si diffuse fra i neofiti, soprattutto i più giovani.

Laura udì qualcosa, all’inizio un suono indistinto, poi si definì in una violenta cassa techno che sparava almeno duecento battiti al minuto, come i rave degli Anarcolisergici, alla quale iniziarono a sovrapporsi rumori che composero l’intera traccia come se un dj stesse sovrapponendo loop. Ma c’era qualcosa di diverso, qualcosa di spaventoso in quei suoni, come se fossero i versi di creature viventi, immense creature che danzavano aldilà degli universi nella più folle delle feste.

Satrasia- Racconto La Lupa- CharacterIl terrore più estremo le stava pervadendo l’intero corpo come una scarica elettrica, l’unico modo per resistere era cedere agli istinti animali e diventare una bestia. Si sentì squassata, le budella si rivoltarono come un calzino, la pelle sembrava trafitta da milioni di spilli: erano i peli che crescevano fino a ricoprirla. La faccia si deformò, si allungò fino a diventare un muso, i denti si allungarono e si affilarono, le unghie crebbero in artigli.

Quella notte trascorse per lei come un sogno, dove aveva immagini frammentarie di corse a perdifiato fra gli alberi, l’eccitazione della caccia, l’odore della paura degli umani dispersi nella foresta, le loro sagome che scappavano, la loro carne, il loro sangue mentre li divorava. Incontrò un altro lupo con il quale lottò furiosamente e poi si accoppiò distesa sul sottobosco, a pecora come un cane, godendo di ogni sensazione, l’odore del sangue ancora fresco sui loro corpi, la sensazione del pelo contro il pelo, i morsi, i graffi.

Il giorno dopo lo passò insieme agli altri neofiti lupi ad allenarsi nella trasformazione in lupo e in quella di nuovo in umana, alla luce del sole. Il druido e la sua assistente passavano in mezzo a loro dispensando parole di incoraggiamento e tisane d’erbe. Al tramonto si avviarono per tornare in città. Il viaggio di ritorno fu molto più rapido: procedettero nella forma di lupo, avanzando spediti grazie alla loro nuova tremenda forza.

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Indice:
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