Le ansie di un serafino

ottobre 31, 2014 da Cronotopo

La-mano-di-Dio-Sinbalon, perché ci hai abbandonato?- pensò Shekina, la Mano del Signore, mentre scorreva i rapporti provenienti da ogni angolo della mistica realtà, appollaiata sulla cima del Pinnacolo. Sopra di lei splendeva un oceano di luce e là, da qualche parte, la osservava la volontà divina, ingiustamente privata della sua sapienza, a causa dell’egoismo dei senzienti finiti.

Ogni volta che Metatron, la Voce del signore, era impegnato in qualche missione investigativa, o in una profetica, spariva per giorni e giorni, lasciandola sola a comandare il Cielo. Quando cadde Sinbalon, il Principe degli Angeli, nessuno dei serafini poté sostituire il posto lasciato vacante, e così adesso era il loro consolato a costituire il massimo vertice celeste.

E solo in quei momenti, quando restava sola, Shekina poteva riflettere veramente sulla sua condizione: si chiedeva se anche Sinbalon, che aveva comandato da solo il Regno della Corona dall’inizio dei tempi, si fosse sentito come lei, prima di cadere. Quel pensiero le fece talmente ribrezzo da farla smettere immediatamente di pensare a quanto era disperata la loro impresa.

La mistica realtà, troppo vasta per essere colta con un colpo d’occhio anche per un essere superiore del suo rango, mutava continuamente vanificando ogni strategia a lungo termine. Bisognava restare concentrati sul momento presente e valutare i problemi attuali. Shekina era la più scettica circa la buona riuscita di ciò che Dio chiedeva ai suoi angeli, e non avrebbe mai voluto ritrovarsi al vertice della piramide, preferiva prendere ordini ed eseguire che dover decidere lei stessa cosa fare.

Il numero dei celesti era in perdita, ogni secolo c’erano diversi caduti; e per quanto sterminato, il numero delle coorti angeliche era finito. Così avevano dovuto accettare proposte come quella di quel mortale, Jesus, detto il Cristo, di trasformare lui e i suoi prediletti in strumenti del Cielo conferendo loro i poteri della mistica arte e la vera immortalità che contraddistingue le entità superiori.

Ed erano arrivati i Santi, da tutti i mondi della mistica realtà, per servire la causa della Corona. L’evento aveva risollevato la situazione preoccupante che si era creata dopo la caduta di Sinbalon, tuttavia le loro stime sulla crescita della popolazione demoniaca non lasciavano comunque molto spazio per prospettive ottimistiche.

Ma non era quello il suo vero problema, quello che la faceva stare così; in realtà si sentiva abbandonata da tutti i maschi importanti della sua vita, qualcosa che avrebbe potuto capire anche un mortale, e che anzi un mortale capiva meglio di lei. Era un pensiero assurdo per una come lei, in cima alla catena di comando della più pericolosa forza della mistica realtà, eppure le mancava Sinbalon, il suo antico comandante, la cosa più simile ad un padre che una immortale come lei che aveva visto l’alba dei tempi potesse avere.

E poi le mancava lui. Nonostante tutto quello che le aveva fatto, la violenza, la gravidanza, il rischio di essere scoperta dagli altri celesti mentre partoriva un essere allora ignoto al volto della realtà, che tutte le Forze Superiori avrebbero imparato a voler distruggere… nonostante tutto questo lei lo amava, e lo avrebbe sempre amato, fino al compimento del destino ultimo della mistica realtà.

Peccato che nella vita di un celeste non vi è spazio per i rapporti carnali; peccato che simili pensieri potevano determinare la caduta; peccato che il suo amato, Helas, il primo Originario, fosse un demone, il primo ad aver regnato sulla Nera sponda dell’Abisso. Peccato che a lui non interessassero affatto i sentimenti di uno dei suoi più acerrimi nemici.

Ma lei lo amava, e non avrebbe mai fatto nulla per spiacergli; avrebbe resistito per sempre alla tentazione di cadere nel tentativo di tornare da lui, perché giù all’Inferno sarebbe diventata una Caduta, appartenente per natura ad un clan avversario a quella degli Originari comandati da Helas. Avrebbe finito per fare il gioco di quel traditore di Lucifero, il primo caduto, e di Sinbalon, che ora regnava come imperatore dei demoni, dopo aver sottratto il trono al suo amato, assumendo il nome di Diabalon.

Per questo resisteva in quella situazione insopportabile, fingendo di essere una condottiera forte e spietata che non esitava a spazzare via interi mondi con il suo potere; lo fece anche in quel momento, giusto per scaricare lo stress.

Per un attimo si concentrò su uno degli infiniti universi materiali, cercando un pianeta dove la vita intelligente non era ancora entrata in contatto con le Forze Superiori che tutto governano, imparando perciò stesso ad opporvisi; quando lo ebbe trovato fece un gesto con la mano. In un lampo tutto lo pneuma presente su quel mondo insignificante tornò in Cielo, estinguendo in un solo istante ogni forma di vita presente su quella misera palla di fango.

-Un piccolo regalo ai Troni!- pensò. Ma quel gesto non l’aveva per niente rassicurata sulla possibile riuscita della missione finale, né le aveva tolto dalla mente il pensiero delle mille mani artigliate di Helas che la ghermivano in una ardente morsa colma di desiderio.

Il suo unico vero scopo ormai era di intercettare Diabalon per riportarlo alla divina sorgente, in modo che il demone di cui era innamorata potesse di nuovo regnare incontrastato all’Inferno. Forse solo allora avrebbe potuto ragginugere la nera sponda e cadere, senza dover spostare la bilancia del potere infernale ancora una volta dalla parte di Lucifero. Una volta caduta si sarebbe dichiarata e avrebbe regnato accanto al primo originario come sua imperatrice sul tramonto della mistica realtà di Satrasia.