Le guerriere del Culto

giugno 21, 2015 da Cronotopo

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Pianeta Terra, anno 2018 d.C.
datazione basata sulla rivoluzione del pianeta attorno alla sua stella e sulla nascita di Gesù detto il Cristo, primo dei santi.

Bozzetto Giugno-Mi dispiace, maestro. Ho fallito.- Disse Giacomo, detto l’Australiano, in conversazione mentale con lo sciamano che gli stava facendo da guida, lo stesso che lo aveva condotto al suo primo rituale del culto.

-Non importa, mio giovane apprendista. Hai dimostrato di mantenere freddezza e controllo, e di saper gestire i poteri di cui ti abbiamo fatto dono.-

-Grazie. Ma Sabina, è scappata chissà dove, non sono in grado di seguirla. Chissà quanto tempo ci vorrà per ritrovarla.-

-Il tempo non è importante, solo la vita è importante. Ricordalo sempre.-

-Si, maestro.-

Il giardino era in fiamme, l’asfalto era devastato. Il ragazzo se ne andò da quello scenario di devastazione. Ci avrebbero pensato i suoi superiori a fare pulito.

Chissà se c’erano stati dei testimoni di quello che era successo. Si guardò ancora intorno. No, non c’era nessuno, al massimo qualcuno poteva aver visto scoppiare l’incendio dai palazzi.

Era proprio curioso di vedere cosa avrebbero scritto i giornali il giorno dopo: ormai sapeva bene che era tutta una farsa, ma quella era la prima volta che viveva la farsa da protagonista e non più da spettatore.

Gli sciamani gli avevano aperto gli occhi, ed ora non aveva più paura. Sapeva che c’era una guerra segreta in corso, o meglio, una serie di scaramucce per il dominio del pianeta. Aveva iniziato a capire quali erano le fazioni e le reali forze in campo.

Quello che si immaginava si celasse dietro la patina mediatica prima di sapere non era niente a confronto. La vastità del mondo intorno a lui e le potenze che lo attraversavano superavano i sogni più sfrenati di qualunque teorico della cospirazione.

Ora sapeva, soprattutto sapeva da che parte stare: adesso era entrato in apprendistato per diventare uno di loro, uno di “loro”. Gli sciamani riponevano grande fiducia in lui. E lui ne era lusingato.

Le tradizioni del Culto coprivano tutto il pianeta, le antiche tradizioni sciamaniche che avevano conservato la venerazione dei Grandi Antichi, le forze della natura, i benefattori dell’umanità. Tutte che gli ispiravano una grande fiducia: i bramini e i sadhu dell’India, i Custodi dei nativi americani, e soprattutto gli sciamani africani e australiani.

Si era buttato come un pazzo sullo studio e sulle prove alle quali lo sottoponevano, in meno di un mese aveva dimostrato di essere in grado di controllare grandi quantità di potere magico, di mana, donatogli dai maestri. Ed ora aveva fatto una prima prova sul campo dell’utilizzo di quei poteri.

Certo doveva farne ancora di strada per essere in grado lui stesso di lanciare incantesimi. La stregoneria era tutt’altro che facile da capire, tantomeno da praticare. Ma la sua mente già volava da simbolo a simbolo, immergendosi nella forza simbolica universale che permetteva di formulare le operazioni magiche.

I maestri erano stati perentori nell’impedirgli di abbandonare la sua vecchia vita d’un colpo. Doveva imparare a vivere fra i dormienti anche con la consapevolezza che aveva acquisito, a nascondere loro tutto ciò che sapeva in ogni occasione, ma soprattutto doveva imparare a influenzarli, a manovrarli.

Doveva ancora abituarsi a quell’idea: le altre persone adesso vivevano su un livello completamente diverso dal suo. Erano ignari delle Forze Superiori che tutto governano, i poteri ai vertici della realtà, e degli iniziati loro emissari che governavano in segreto la storia umana. Perciò erano solo le pedine, e contemporaneamente il terreno di scontro, delle guerre fra le sette.

Ansar, il suo maestro africano di origini nigeriane, gli aveva spiegato che al momento non c’era alcun conflitto aperto fra le fazioni di iniziati. Si limitavano a scontri locali, cercando di evitare in ogni modo l’escalation verso la guerra totale.

Aveva capito che l’ultima volta che c’era stata una vera guerra iniziatica, il mondo aveva rischiato di essere polverizzato. Doveva trattarsi delle due guerre mondiali. Il maestro non gli aveva detto molto in proposito, solo alcuni oscuri accenni, fra cui il più inquietante era che non tutte le fazioni vi furono coinvolte.

Rientrò a casa: i suoi coinquilini, Tony e Duccio, stavano davanti al pc a farsi le canne.

Li salutò e si mise pure lui a girare uno spinello d’erba seduto sul divano.

Si appicciò la canna e iniziò a dare profondi tiri. Ne aveva bisogno. Solo in quel momento si rese conto di quanto fosse scosso. Usare la magia in combattimento, e contro una sua amica per giunta, non era una cosa che poteva prendere tanto alla leggera.

Scambiò quattro chiacchere con gli altri due ragazzi, ma erano parole vuote, che lo facevano sentire terribilmente solo. Avrebbe avuto bisogno di qualcuno con cui parlare anche di quello che gli stava succedendo, altri come lui, coetanei magari, che sapevano come stavano le cose o che perlomeno seguivano le forze della natura.

Con il tempo avrebbe iniziato a fare proselitismo: una volta ricevuta l’iniziazione, avrebbe diffuso il Culto. Non tutti erano pronti allo scontro con le altre fazioni iniziatiche, ma molti erano invece pronti per partecipare ai riti in onore degli Antichi. Doveva solo avere un po’ di pazienza.

Improvvisamente la porta esplose e si ritrovarono circondati da carabinieri in assetto da guerra che puntavano fucili d’assalto contro i ragazzi.

-Merda!- pensò immediatamente Giacomo -questi sono venuti per me!- tentò di ricontattare il maestro ma per qualche motivo non ci riusciva a concentrarsi. Qualcosa gli stava confondendo la mente. Era fottuto?

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