Le guerriere del Culto, parte 2

giugno 21, 2015 da Cronotopo

Giacomo riuscì a concentrarsi a sufficienza da lanciare un incanto offensivo: un’onda d’urto poderosa fece a pezzi il salotto e scaraventò tutti, amici e nemici, contro le pareti. Un carabiniere fu scagliato contro la finestra e volò di sotto urlando.

Cercò di scappare verso la porta ma uno sbirro aprì il fuoco contro di lui, colpendolo con una raffica alle gambe. Cadde a terra sanguinante. Era spacciato davvero! Non era in grado di guarirsi le ferite né di abbandonare l’edificio. Il dolore era atroce, era un miracolo anche solo restare cosciente. Se il maestro non si faceva vivo tirandolo fuori da quel mare di merda era finita.

Ma non fu il suo maestro a salvargli il culo.

Alcuni dei carabinieri si stavano rialzando, preparandosi ad avventarsi contro di lui, ormai ridotto all’impotenza.

Poi qualcun altro entrò nell’appartamento: era una ragazza dall’aria molto giovane e molto carina, ma anche molto tosta. Aveva i dred rosa legati in una coda alta che stava ritta come un pennacchio, la testa era rasata ai lati. Portava un piercing al labbro inferiore e uno al sopracciglio sinistro, un tatuaggio, o forse più di uno, facevano capolino dal collo.

Era armata fino ai denti.

Avrà avuto diciotto anni al massimo, ma era più alta di lui, almeno così sembrava da terra. Indossava una gicchetta di pelle sotto la quale portava una specie di muta da sub verde scuro che aderiva al suo corpo evidenziandone il fisico asciutto e slanciato. Brandiva una gigantesca pistola con due bocche di fuoco e un coltello, o forse una piccola sciabola, dall’aria preziosa. Una cintura carica di munizioni e chissà cos’altro le cingeva la vita. Sulla schiena erano legati un fucile dall’aspetto letale e una katana.

I carabinieri fecero fuoco in ogni direzione, e Giacomo pensò di strare per essere crivellato a morte. Invece qualcuno si frappose fra lui e i proiettili. Si rese conto che si trattava di una specie di donna-gatto dall’aspetto feroce, la pelle, anzi, la corta pelliccia maculata che le copriva il corpo sinuoso era il suo unico indumento. Il volto era inequivocabilmente quello di un felino. Era circondata da una pallida aura di energia che respinse i colpi sparati dalle forze dell’ordine.

Ci fu un furioso scontro a fuoco dove il ragazzo vide confusamente la tipa con i rasta rosa saltare da un punto all’altro della stanza sparando e accoltellando mentre la tigrotta sparava direttamente dalle mani sfere di energia che avevano la stessa sua aura. Dopo calò il silenzio.

-Chi diavolo siete?- chiese. Sapeva solo che erano quasi di sicuro dalla sua parte.

La guerriera dai capelli rosa abbassò le armi e sculettò verso di lui facendo risuonare i tacchi dei suoi stivaletti rinforzati.

-Sei tu l’Austaliano?- chiese con una vocina che squillò come una campana.

-Si, sono io. Voi siete fedeli al Culto, non è vero?-

-Il codice, Australiano!- chiese brusca.

-Cosa?- stava per svenire dal dolore, non ci stava del tutto con la testa.

-Il codice di sicurezza, o ti pianto un proiettile in testa!- e gli puntò in faccia quella gigantesca pistola.

-Ah, si, scusa: il cinghiale della maremma si nutre delle stelle in cielo.-

-Molto bene. Io sono Urano Kappa, la parola è pino d’alta quota.-

-Sei qui per salvarmi?- quelli erano i primi codici che aveva dovuto imparare.

-Come vedi. E ora usciamo da qua.-

-Che razza di nome è Urano Kappa? Sei una ragazza!-

-È un nome in codice, razza di idiota!- sembrava fosse stata punta sul vivo.

-Ah, scusa. Mi dici cos’è successo?-

-Il mio operativo era impegnato a ripulire il casino che avevi fatto nel giardino qui accanto, quando siamo stati ingaggiati da forze ostili. Sono stata inviata qui per assicurarmi che non ti stessero catturando. L’Osservatore ha visto giusto. Sospettiamo il coinvolgimento dei Templari.-

-I Templari!- esclamò come folgorato Giacomo. Gli avevano accennato alla presenza di fazioni iniziatiche che non riconoscevano alcuna delle Forze Superiori: erano divise in molte sette differenti, ma lì in Europa ce n’era una in particolare. I veri fondatori dell’ideologia fascista, i Cavalieri del Tempio. Lo avevano messo in guardia da loro, valenti guerrieri dotati di poteri mentali differenti dalla magia.

Essi davano la caccia senza pietà a coloro che aderivano al Culto, uccidendoli come animali. A differenza dei diabolici, i satanisti, quelli non erano quasi mai disposti a trattare, e i loro iniziati amavano intervenire personalmente nelle operazioni. Dovevano essere stati loro a dare inizio alle guerre iniziatiche che avevano sconvolto il pianeta.

Perso nei suoi pensieri, non si rese conto di venire sollevato dalla donna felina come un bambino.

Un istante dopo non erano più nel suo appartamento devastato dallo scontro.

Si trovavano in una ampia sala con le pareti in metallo e il pavimento in fredda pietra.

Ad attenderli c’era il maestro Ansar, accanto ad un uomo dall’aria da professore: un uomo di mezz’età in giacca e cravatta, con occhiali tondi e la posa impettita.

-Ben fatto, Kappa. Anche tu Ginger. Ora posalo qua.- disse l’uomo sconosciuto. Parlava con un pacato accento anglofono, inglese probabilmente. Anche lui era sicuramente uno sciamano. Infatti una volta lasciato adagiare Giacomo su un materassino per terra si mise a curare immediatamente le sue ferite alle gambe con l’aiuto della magia.

Mentre l’effetto benefico delle formule di guarigione rigenerava i fori ed espelleva i proiettili, cominciò a sentirsi meglio. Si voltò e vide il suo maestro chinato su di lui; alle sue spalle la guerriera e un’altra ragazza che indossava solo un accappatoio. Aveva i capelli castani e qualcosa di selvaggio negli occhi verdi. Capì che doveva essere la tigrotta, ora tornata in forma umana.

-Come ti senti?- chiese Ansar con la sua voce baritonale.

-Ma lei… quella è…- balbettò in risposta Giacomo accennando alla ragazza in accappatoio.

-Chi, Ginger? Si lei è una teriantropa, una tigre mannara. Può mutare il suo aspetto e fondersi con il suo totem animale.-

-E lei? Chi è?- e indicò con gli occhi la ragazza con i capelli rosa.

-Urano Kappa è una ammazzatrice, l’incarnazione di uno spirito del massacro che ha lasciato la sua eredità ad alcune giovani umane prescelte.-

-Che significa?-

-Significa che sono nata per combattere, bimbo.- disse l’ammazzatrice.

-Grazie- disse rivolto ad entrambe le ragazze -a tutte e due. Grazie di essere venute a salvarmi.-

-Figurati. È la missione.- rispose Kappa scrollando le spalle.

Giacomo sorrise e le guardò più attentamente. -Sentite- disse -che fate dopo? Vi va una canna? O una birra? Offro io! È il minimo, per sdebitarmi.-

Le due ragazze si guardarono e sorrisero.

-Ma certo!- rispose Kappa.

-Sicuro!- fece Ginger.

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