L’incontro con il Cronotopo

novembre 1, 2014 da Armageddon

Il ricordo di quella sera è ancora così vivido. Eppure sono passati tanti anni.

Stavo lavorando al computer, ero intento a scrivere la mia tesi di laurea in filosofia sul ruolo dell’azione nella conoscenza empirica, quando improvvisamente scariche elettriche pervasero la stanza, abbagliandomi.

Quando la vista funzionò di nuovo vidi che era come apparso dal nulla un individuo avvolto da un pesante mantello marrone scuro, di stoffa apparentemente grezza, che se ne stava lì a due passi da me con le braccia incrociate.

L’aspetto da stregone di un qualche medioevo fantastico era spezzata immediatamente da uno specchio metallico che brillava di luce riflessa al posto del volto, sotto il cappuccio in cui la testa era infagottata; c’era qualcosa nella precisione della linea che divideva perfettamente in due in senso verticale la superficie, e dei bulloni che piantavano quella specie di maschera in… qualunque cosa ci fosse sotto, insomma sembrava fabbricato da un’avanzatissima tecnologia piuttosto che da una società pre-industriale.

Anche la sua armatura a ben guardare, benché avesse uno stile un po’ retrò, era compatta e nelle giunture aveva più l’aspetto di una tuta spaziale che di una corazza medievale, e le sue rifiniture emanavano a tratti bagliori di una ignota tecnologia.

-Sei tu il Supremo Maestro Occulto di Satrasia?- chiese una voce senza suono.

-Si, sono io. Sono Armageddon, il Maestro dei Mondi!- dissi con tono fermo; certo che lo ero, ma che senso aveva tutto ciò?! Satrasia era il mio piccolo mondo personale, l’avevo inventata io come master del gioco di ruolo, un universo, anzi, un multi-verso di pura fantasia. Ero paralizzato dall’impossibilità di capire ciò che stava accadendo.

Intanto il tipo si era inginocchiato al mio cospetto, ed io, inorgoglito da quel suo gesto, mi alzai dalla sedia e protesi la mano sinistra verso di lui.

-Questa dunque non è Satrasia?- chiese la solita voce.

-Direi di no, anzi, purtroppo no! altrimenti sarei già il Re del Mondo, non ti pare?-

-Maestro, sono qui per consegnarti le cronache che tu stesso hai…-

-Ti spiacerebbe passare al sonoro, non sono abituato alla telepatia, mi mette a disagio…-

-Sarebbe inutile, Maestro, non parlo la tua lingua.-

Avevo parlato con tono tranquillo, quasi noncurante, usando la voce per rispondere a quell’interlocutore misterioso le cui frasi venivano percepite non dalle mie orecchie ma direttamente dalla mia mente; in realtà ero terrorizzato: è impossibile immaginarsi che effetto fa la telepatia senza averla mai provata, ma forse questo caratterizza ogni fenomeno mentale.
In ogni caso è come se qualcuno entra al cesso di sorpresa mentre ti stai masturbando, dà l’impressione che sia stata violata la tua pivacy, in ciò che spesso è stato ritenuto privato per definizione: la mente cosciente.

A lungo si è discusso in filosofia se gli stati mentali di una persona abbiano tutti una caratteristica che li accomuna in quanto vissuti di quell’uomo; ora ciò che esperivo in quel momento mi suggeriva la risposta, che come tutte le soluzioni di carattere empirico non era un si o un no secco, ma qualcosa di più sfumato: in un certo senso ricevere il pensiero di qualcun’altro è come avere un corpo estraneo conficcato nelle carni, capisci in maniera inequivocabile che non fa parte di te, ma allo stesso tempo entra a far parte del tuo flusso di coscienza, quello che gli altri normalmente non vedono, come se tu stesso avessi fatto quel pensiero, in maniera diretta, nessuno dei “sensi esterni” è stato stimolato, nessuna percezione del mondo ha fatto da veicolo.

Questa storia della telepatia, che avrebbe potuto cambiare per sempre la filosofia, la scienza e in generale l’intero edificio della cultura umana, non era comunque l’aspetto più incredibile di ciò che stava accadendo: davanti ai miei occhi stava un essere proveniente da una realtà da me stesso inventata, non un semplice universo ma un’intricato multiverso con svariati livelli di realtà, con la sua divinità creatrice e il suo inferno, insomma, una “mistica realtà del tutto” in piena regola.

Lo sconosciuto visitatore era in realtà a me perfettamente noto: era il Cronotopo, il cronista di Satrasia.

-Ma com’è possibile tutto ciò? Satrasia esiste davvero?- chiesi facendo trapelare la mia inquietudine, benché mi sembrasse paradossale farsi spaventare da qualcuno inventato da me medesimo.

In quel momento realizzai che forse ero impazzito, troppi videogiochi, troppi giochi di ruolo, troppa filosofia, troppe canne avevano causato un collasso della mia psiche e ora vivevo nella mia allucinazione, o forse avevo fatto un incidente ed ora mi trovavo in coma in un letto di ospedale, e quello era il mio sogno. -É assurdo, Satrasia l’ho inventata io, almenochè tutto quello che mi sono inventato non sia vero!-

-E’ così, Satrasia è esistita davvero…-

-Come sarebbe “esistita”, scusa?-

-Non è più. tutto quello che doveva succedere è successo ed io l’ho registrato affinchè tu, Maestro, potessi leggere e comunicare il tuo grande dono; aspettavo che fosse la fine dei tempi per incontrarti, perchè sapevo che vi era qualcosa di superiore alla sorgente stessa della realtà, e che solo alla fine avrei potuto incontrare colui di cui appena si osava sussurrare, persino presso i massimi vertici delle Forze Superiori che tutto governano.

Ora il mio compito è finito, ti consegno questo tomo, il Libro Eterno, e consegnandotelo sparirò per sempre, lasciando questo libro come unica ed ultima testimonianza di Satrasia: in esso troverai le conseguenze di tutto ciò che hai concepito, tutti i luoghi comuni e le situazioni uniche, è scritto nella mia lingua ma si traduce automaticamente nel leggerlo. Ma prima di sparire per sempre dimmi, Maestro, chi sei tu per aver concepito e dato vita a Satrasia, e che posto è questo, sembra un piano materiale di esistenza, nel Koino-Topo ‘pianeta Terra’ a quanto sembra dalle forniture…-

-E forse è anche l’unico. Senti, io non so di questo mondo tutto quello che tu sapevi del tuo, sono solo un mortale, un dormiente ai tuoi occhi, sono solo un povero studente laureando di filosofia di Firenze..-

-Anche Aldebaran era solo uno studente di questo pianeta…-

-Certo che lo era! E non siamo solo sul suo pianeta, ma addirittura nella sua città! Non ti sembra strano? É per questo che giuoca un ruolo così fondamentale per il destino di Satrasia! Lui infatti è uno dei primi personaggi che mi sono inventato, creandogli intorno un mondo fatto a misura di uno studente di filosofia del ventunesimo secolo come me!-

-E’ così, dunque? E’ questo il senso di Satrasia, non erano altro che le fantasie di un adolescente?-

-Così pare…- dissi con tono acido, un po’ infastidito dalle sue parole.

-Ora capisco perché sentivo che la rivelazione finale non mi avrebbe fatto dispiacere di dover scomparire subito dopo. Ecco, Maestro, tieni, il Tomo è tuo.-

Detto questo mi consegnò un libro dalla copertina in leggerissimo metallo nero, senza alcuna scritta sopra se non il simbolo di Satrasia, e le pagine in pelle di animale, coperte di caratteri sconosciuti. Appena lo strinsi tra le mani, il misterioso visitatore scomparve davanti ai miei occhi, come se non fosse mai stato lì.

Ebbi l’impressione di aver vissuto una lunghissima e dettagliatissima allucinazione, ma il libro era proprio lì, tra le mie mani; sfogliandolo, e leggendo a caso, trovavo sempre e solo cose che già sapevo, anche se mai le avevo pensate prima, personaggi, situazioni, mondi interi, storie di civiltà.

Mi resi ben presto conto che non sarei mai riuscito a leggerlo tutto, neanche se per tutta la vita non avessi fatto altro, era come se le pagine si moltiplicassero all’infinito; aveva tre parti, alle quali era possibile giungere grazie a delle copertine interne più rigide delle pagine.

La prima sezione non aveva titolo, cominciava con una sorta di proemio e proseguiva con la genesi di Satrasia, nelle diverse varianti fornite dalle varie fazioni in lotta per il predominio sulla realtà. Infine vi erano le “cronache dell’Oltremondo”; Oltremondo è un termine che viene usato per riferirsi genericamente a tutto quello che si trova al di fuori degli universi materiali, i quali sono separati tra loro e dagli altri principali livelli di realtà dal cosidetto Vuoto Spirituale. Trovai qui le storie dei suoi abitanti, gli spiriti dell’Oltremondo, fra cui gli esseri supremi che portano avanti lo scontro per aggiudicarsi il Destino Ultimo di Satrasia che, a quanto pareva, si era compiuto. C’erano anche molte tavole illustrate e sezioni didascaliche sui luoghi e gli esseri dell’Oltremondo.

Mentre l’Oltremondo, per quanto vasto, è costituito di parti uniche ed è quindi limitato, a Satrasia ci sono infiniti universi materiali, il che rende infinite le stesse cronache di Satrasia, benché paradossalmente il Cronista sia riusito a scriverla tutta e a consegnarmene l’unica copia. Quello che stringevo fra le mani era il Compiuto, ossia l’Assoluto come Risultato Infinito della Sintesi dei Finiti. Hegel sarebbe stato fiero di me, o forse del Cronotopo. Stavo per impazzire.
Infatti le pagine, benchè formassero sempre lo stesso spessore fra la copertina esterna e quelle interne, sembravano non finire mai, una volta aperto il tomo in una delle tre sezioni, per quanto potessi sfogliare non giungevo mai alla parte successiva, né alla fine del libro.

La seconda sezione, raggiungibile con la prima delle copertine interne, recava il titolo “luoghi comuni”; il termine si riferisce a quelle parti degli universi materiali che li rendono “universi paralleli”, luoghi, situazioni e singoli esseri che si ripetono e che quindi esistono in svariate “edizioni”. Il classico esempio è, ovviamente, la Terra e molte delle sue vicende storiche note a noi tutti, come la nascita di Cristo (che ha un sinistro ruolo nell’economia globale di Satrasia).
La sezione conteneva materiale eterogeneo, descrizioni di luoghi, vicende di personaggi notevoli, grandi affreschi storici di civiltà plurimillenarie, estratti da testi appartenenti a Satrasia, veri e propri libri nel libro, mappe, illustrazioni e altre cose ancora di dubbia interpretazione.

Infine c’era la terza parte, “Singolarità assolute e situazioni uniche”, dove c’erano i dettagli dei singoli universi che li distinguono gli uni dagli altri, e delle civiltà che li avevano abitati. Parlo di loro al passato perché sono consapevole, dopo l’incontro con il Cronotopo, che Satrasia non esiste più, sempre che sia mai esistita e tutto questo non sia altro che una mia allucinazione.
In quest’ultima parte, con mio sommo stupore, trovai anche cose non direttamente decise da me, ma dai miei giocatori del gioco di ruolo: la storia dei Predestinati, gli Eroi della Cospirazione, i Cavalieri Mistici, e perfino le campagne che giocavo quando ero al liceo; incredibile! Come poteva giustificarsi l’esistenza di una cosa del genere? Ammettere l’esistenza del tomo significava negare qualsiasi ordine naturale del cosmo, significava ammettere che tutto era possibile.

Il Libro Eterno violava qualunque legge fisica, e forse anche metafisica, comunemente accettata, a partire da come mi si presentava. Era sempre possibile leggerne l’inizio, o ritrovare una parte specifica, semplicemente pensandola e aprendo a caso il volume. Ma per qualche strana ragione non riuscivo mai a leggerne la fine, non riuscivo ad arrivare alle ultime pagine per scoprire quale era stato veramente l’esito finale della mistica realtà. Ogni volta che ci provavo mi trovavo in qualche punto della terza sezione, e per quanto sfogliassi non arrivavo mai in fondo. Nei giorni successivi all’incontro con il Cronista ho passato intere notti insonni a provarci senza mai riuscirci.

E così, alla fine, preso dalla frustrazione di non poter mai riuscire a leggere tutto né di sapere quale, infine, è stato il Destino Ultimo di Satrasia, ho deciso di riportare in italiano passi a casaccio, includendo chiaramente l’apertura del libro, per testimoniare almeno una parte delle cose incredibili che sono successe, a quanto pare scaturendo per imponderabili vie dalle fantasie della mia mente, nella Mistica Realtà di Satrasia.

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