L’incontro con l’Illustratore

novembre 1, 2014 da Armageddon

Dopo l’incontro con il Cronotopo, nascosi per circa un anno il Libro Eterno e cercai il più possibile di non pensarci. Avevo altre cose da fare. Mi dovevo laureare. Quando incontravo qualcuno dei miei ex giocatori accennavo solo al fatto che forse avrei scritto prima o poi qualcosa su Satrasia.

Finalmente riuscii a laurearimi, così viaggiai un po’, mi rilassai, dimenticando l’incontro con il cronista della mistica realtà.

Quando tornai a Firenze ci volle un po’ di tempo prima che decidessi di riesumare il Tomo. Ma era sempre là, reale come un qualunque oggetto, eppure prova che le leggi dell’universo erano solo uno scherzo; oppure del fatto che ero impazzito.

A lungo continuai ad interrogarmi sul significato di quello che mi era successo: ripensai all’ipotesi del sogno perpetuo, di essere chiuso in uno stato comatoso dove tutto non era che parvenza, come in Matrix o in Vanilla Sky. Ma la vita procedeva normalmente, e in modo del tutto coerente; se era un sogno era realistico come la realtà stessa.

Decisi di fare un esperimento. Convinsi alcuni amici, fra cui storici giocatori di Satrasia, a fare una nuova campagna: facemmo le schede del personaggio, iniziammo a giocare, le avventure si susseguirono per un paio di mesi.

Poi andai a controllare il Libro Eterno: ed ecco, come per magia, che riuscii a trovare nella terza sezione le storie dei personaggi appena sfornati. Erano tutti lì, come se ci fossero sempre stati. La mia stabilità mentale stava vacillando. Le ipotesi erano tre: il Tomo reagiva alla mia storia personale e alla mia interazione con i giocatori, e cambiava a seconda di come andavano le avventure e i lanci di dado. Il mondo in cui vivo, allora, è più simile a Satrasia di quanto pensassi. Oppure siamo davvero a Satrasia, ed io non me ne sono mai accorto. In questo caso l’ipotesi di fare la fine dei protagonisti de il Pendolo di Foucault, di finire vittima dei personaggi inventati da me medesimo, si faceva improvvisamente realistica.

La seconda ipotesi era quella di un mondo completamente deteministico, Satrasia inclusa, per cui il Cronotopo ha già effettivamente scritto le avventure dei nuovi personaggi, anticipando dunque le mie interazioni con i giocatori. Sarebbe un’ottima prova contro l’esistenza del libero arbitrio.

La terza e più triste ipotesi era che fossi pazzo, e che il Tomo esistesse solo nella mia mente. Si sarebbe trattata comunque di una follia estremamente localizzata, che non mi impediva di condurre una vita più o meno normale: gli scleri con la ragazza, la difficoltà a trovare un lavoro dopo la laurea, le serate con gli amici. Una devianza simile a quella famosa dell’Imperatore, il ragazzo che pensava di essere il monarca assoluto di un altro pianeta, ma solo quando dormiva.

Il suo terapeuta, molto saggiamente, non ha tentato di convincerlo del contrario, ma lo ha aiutato ad avere una vita normale in questo mondo. Forse avrei potuto fare anch’io così, ma non ci riuscivo: l’ipotesi che la follia facesse parte del mondo, e non solo di me, non mi abbandonava mai, e d’altra parte non avevo il coraggio di fare la prova definitiva, provare a mostrare il tomo a qualcuno.

Furono anni oscuri, in cui passai il tempo a copiare le cronache sul mio computer, bruciando intere nottate. Adesso parlavo apertamente del progetto, facevo leggere stralci delle cronache agli amici, senza però mai rivelare la loro vera origine. Tuttavia non mi decidevo ancora a propormi al pubblico con i miei scritti. E se fosse andata a finire come in Il seme della follia? Se fossi stato come Sutter Cane e avessi portato l’apocalisse con la pubblicazione delle cronache? Se la lettura delle storie di Satrasia le avessero rese reali? Ogni ipotesi, anche la più assurda, mi sembrava plausibile.

E poi è arrivato lui, l’Illustratore.

Allora decisi che non c’era più nulla da fare, che la follia aveva travalicato i confini della mia mente e si apprestava a conquistare il mondo.

Una sera ricevetti una strana telefonata da un numero sconosciuto:

-Pronto?- risposi portandomi il cellulare all’orecchio.

-Si, uh… pronto?-

-Si, chi è?- quello dall’altra parte, chiunque fosse, sembrava strano. Ma quello che mi disse mi sconvolse, segnandomi per sempre.

-Sei… sei tu che hai le cronache?-

-Cosa?-

-Le cronache! Il libro del Cronotopo, è a te che l’ha consegnato, vero?-

-Si può sapere chi diavolo sei? Come hai avuto il mio numero?- cercavo di razionalizzare, ma la razionalità stava affondando in un oceano di follia.

-Io… ho fatto un sogno… quando mi sono svegliato ho iniziato a scrivere qualcosa senza nemmeno rendermi conto di cosa stavo facendo. Era un numero: questo.-

Che assurdità. Non potevano succedere cose del genere. -Come sai delle cronache?- riuscii a chiedere con un filo di voce.

-Te l’ho detto, ho fatto un sogno… o meglio, faccio sogni strani da anni, ma solo adesso ho capito, solo adesso ho visto: io sogno Satrasia, la mistica realtà!-

All’interno di Satrasia soltanto i veri iniziati conoscono il vero nome della realtà. E quando si incontrano sotto mentite spoglie quello è un segno inequivocabile della loro sapienza occulta. La sensazione che provai quando sentii pronunciare quel nome da uno sconosciuto, un estraneo, fu indescrivibile.

Cercai di pensare che si trattasse di uno scherzo, ma sapevo che non lo era.

-E allora?- dissi fingendo indifferenza.

-E allora lo so: so che Satrasia in qualche modo ha raggiunto il suo ultimo destino, che il Cronotopo ha concluso le sue cronache e che le ha consegnate a te.-

-Hai sognato anche questo?- chiesi con distacco. La mia mente si rifiutava di riconoscere la rilevanza di ciò che stava accadendo, forse per autodifendersi.

-Beh, si!- fu la naturale risposta.

Restai in silenzio per alcuni secondi. -Va bene, incontriamoci quanto prima.- risposi alla fine.

Era vero, non ci conoscevamo. L’incontro fu un sollievo e un’angoscia. Un sollievo, perché diminuivano le probabilità che uno di noi due fosse pazzo: come possono due persone a distanza sviluppare una psicosi con gli stessi identici dettagli?

Un’angoscia, perché aumentavano le probabilità che Satrasia fosse esistita davvero e che la realtà stessa fosse completamente impazzita. Il Tomo, il Libro Eterno: lui riusciva a vederlo come lo vedevo io. Per la prima volta lo mostrai ad un altro essere umano, e anche a lui presentava le stesse bizzarre caratteristiche.

Il mio nuovo compagno di viaggio si rivelò un illustratore di grande talento: mi disse che se avessi deciso di pubblicare le cronache lui le avrebbe arricchite con la sua opera. Io ero il Maestro dei Mondi, colui che aveva concepito Satrasia, ma lui era la Mano del Caos, la prova che il mondo stesso era solo una grande follia.

Decidemmo quindi insieme di rendere pubbliche le cronache di Satrasia, la mistica realtà, e di vedere dove ci avrebbe portato questa avventura.

<<L’incontro con il Cronotopo