Matrici di Satrasia

ottobre 28, 2014 da Armageddon

matrixSi dice che il Cyberpunk sia morto con Matrix. Forse è stata l’intera fantascienza a morire insieme all’ultimo dei suoi sottogeneri.
Sicuramente sono stati gli anni novanta a finire con uno dei film dal maggiore impatto estetico degli ultimi vent’anni. Tutti i film d’azione successivi non hanno potuto prescindere da questo capolavoro di quelli che ai tempi erano noti come Fratelli Wachowski (anche se in realtà adesso sono fratello e sorella).
Matrix può essere visto come una sintesi di tutto ciò che la fantascienza aveva prodotto gli anni precedenti, i riferimenti e le ispirazioni a precedenti film, romanzi e così via non si contano. Una sintesi davvero hegeliana, che chiude un’epoca. Veranete poco di originale è stato fatto nell’ambito dalla fantascienza da allora, e come accade per i generi musicali, per andare avanti ha dovuto mescolarsi con altri tipi di immaginario, o continuare a ripetere se stesso all’infinito.
L’estetica la fa da padrona per tutto il film, a partire dal contrasto fra il mondo patinato e il look infighettato dei protagonisti dentro Matrix, e lo squallore grigio della vita del mondo reale. Una metafora delle nostre vite, sempre più proiettate nel virtuale?
Può darsi: Matrix è un film dai rilevanti riferimenti filosofici, oltre che fantascientifici: la stessa idea di fondo, quella di vivere in una simulazione digitale, è la versione leggera di un radicale esperimento di pensiero del grande filosofo americano Hilary Putnam (si, è un uomo, non è un errore di battitura): si tratta del famoso esperimento dei cervelli in una vasca, che è stato molto discusso nella filosofia della mente degli ultimi trent’anni.
Aldilà dei significati prettamente teoretici del film dei Wachowski, che vengono evocati tutt’oggi nelle aule di filosofia, c’è una stratificazione di metafore politiche ed esistenziali che è stato uno degli elementi del successo del primo film della trilogia: putroppo poi sono usciti gli altri, che non sono riusciti a tenere il passo, eccedendo nella vena estetizzante fino al ridicolo del capitolo conclusivo della saga, che non ho mai rivisto dopo la colossale delusione che mi diede al cinema.
Lasciando perdere il terreno degli ammiccamenti di Matrix agli hacker che lottano contro il sistema, una tipologia umana che iniziava in quegli anni a farsi un nome a livello mondiale, e tornando all’estetica, il protagonista Neo incarna l’estetica degli anni novanta con la lunga giacca di pelle che fu resa celeberrima nel ’94 da Brandon Lee quando interpretò il Corvo. In qualche modo fu troppo, da allora quell’indumento è caduto in disgrazia ed attende fiducioso nel mio armadio il giorno in cui tornerà di moda.
Spero, facendolo indossare ad uno dei personaggi principali delle cronache di Satrasia, il giovane Samuel della Morte, di fare qualcosa in questo senso. Mi auguro di non dover aspettare il 2050!
Le scene d’azione di Matrix hanno indubbiamente fatto scuola: c’erano dei precedenti su quel tipo di combattimenti con le armi da fuoco (memorabile il katà della pistola in Equilibrium) ma le nuove tecniche di regia hanno superato di gran lunga i predecessori. L’uso del rallentatore per enfatizzare i colpi e le azioni più eclatanti è diventato ormai un cliché senza il quale film come 300 e Watchmen non avrebbero potuto esistere.
Matrix è una fonte di Satrasia? Senz’altro, la sua estetica è incorporata nelle cronache, ma in modo per così dire indiretto. Purtroppo la mia prima visione del film fu funestata da un coglione del liceo (abbastanza coglione da pippare cocaina a ricreazione) che tutto schizzato raccontò a me e ad altri presenti tutto il film per filo e per segno, svelandoci in anticipo il punto cruciale della trama: l’essenza di Matrix.
Tuttavia riuscii lo stesso a godere del film e lo potei vedere fin da subito da un’altra prospettiva: in fondo la parte più entusiasmante del film è la prima parte, quando ancora non sappiamo cosa sta succedendo. Io invece lo sapevo, e mi sono immaginato una variante della trama: e se quello che si trova in fondo alla tana del bianconiglio non fosse la scoperta che il mondo è solo una proiezione digitale, ma qualcos’altro?
Certo, sempre la scoperta che il mondo che ci è stato messo davanti è una menzogna, ma non nel senso in cui viene sviluppato dal film: che succederebbe se invece che essere frutto di una simulazione, tutte quelle azioni incredibili dei protagonisti fossero possibili nella realtà, se solo uno venisse iniziato alla vera conoscenza?
Ed ecco che abbiamo già fatto il primo passo in un mondo più vasto del futuro postapocalittico di Matrix, un passo verso la mistica realtà di Satrasia.