Morgana

ottobre 26, 2014 da Cronotopo

Tartaro, quarto cerchio dell’Inferno, anno 1989 secondo la processione temporale dell’universo di provenienza del Cantante, datazione basata sulla rotazione del pianeta Terra intorno alla sua stella e sulla nascita di Gesù detto il Cristo, primo dei santi.

-Ho sete… significa che sono vivo?- si chiese l’uomo guardando la sabbia rossa del deserto che si estendeva a perdita d’occhio; com’era finito lì? Chi era, poi? Si sentiva un cerchio senza centro, ma cosa significava? Ogni senso sembrava smarrito.
I piedi affondavano nella sabbia, mentre avanzava in lenta processione verso nessun luogo, dalla luce sembrava che albeggiasse, eppure il sole sembrava non sorgere mai. Da quanto camminava? Ore? Giorni? La sabbia gli era entrata ovunque, la sentiva sugli occhi, dentro gli occhi, in fondo agli occhi.

Il vento portava la sabbia soffiandola da un invisibile mare di nulla, eppure non riusciva a vederlo. Sentiva solo che quella maledetta sabbia gli stava entrando anche nel cuore e nelle vene. Presto sarebbe caduto per non rialzarsi più. Tuttavia il cuore voleva battere ancora.

Una sola certezza gli rimbombava in testa, un nome: Morgana! Ma era davvero la fata Morgana delle favole? E come faceva a ricordarsi delle favole se non si ricordava nemmeno la propria vita?
Chi era Morgana? Forse era lei la donna che sembrava apparire all’orizzonte, senza che riuscisse mai a metterla a fuoco. La vedeva avvolta da mille veli rossi come la sabbia del deserto, eppure era sicuro che fosse bellissima. Come poteva dirlo? Ogni volta che gli sembrava finalmente di poterla vedere nitidamente ecco che il suo profilo sfuggiva ancora, e ancora, e ancora, come sospinto anch’esso dal vento.

Era certo che se fosse riuscito a raggiungerla la sete sarebbe passata. Il desiderio di poterla stringere tra le braccia era l’unica cosa che lo faceva andare avanti, un passo dopo l’altro.
Gli stivali di pelle erano due vasi pieni di sabbia che gli procuravano abrasioni su tutto il piede. I pantaloni, anch’essi di pelle, erano come carta vetrata sulle gambe e sul pacco. La camicia aperta, mezza di sudore, era ormai una poltiglia di sabbia bagnata e, anche se almeno non grattava come i pantaloni, pesava una tonnellata addosso. I lunghi capelli neri erano invece tenuti asciutti dal vento rovente che soffiava in continuazione ed erano secchi e duri come arbusti.

-Ho sete- rantolò l’uomo -ho sete di te che non sei qui!- disse rivolto a Morgana, anche se i suoi sensi sembravano urlargli che non era reale. Invece aveva aspettato a parlare fino al momento in cui l’illusione si era mossa, mostrando la propria apparente inconsistenza.
Fu allora che accadde qualcosa: nel cielo apparvero delle nubi. Un lampo di assurda speranza pervase l’uomo stremato. -Se si addensano potrebbe piovere! Potrei lavarmi e dissetarmi!- E le nubi aumentarono e cominciarono a compattarsi. E più desiderava che aumentassero e più che i suoi desideri si avveravano.
Mentre sopra la sua testa si ergeva una imponente formazione temporalesca in attesa di esplodere, pensò che avrebbe voluto berla tutta insieme tanto era la sua sete. In quel momento le nuvole cominciarono a precipitare verso di lui come se fossero animate, attorcigliandosi e assottigliandosi fino a schizzare dentro la sua bocca aperta dallo stupore.
In un attimo fu ristorato: la sete era sparita, la sabbia era stata lavata dalle nubi che lo avevano investito come un’onda. Non voleva più toccare quella dannata sabbia rossa.

Si accorse che stava levitando a circa mezzo metro dal suolo.

In quel momento comprese: -Non c’è confine tra l’occhio dentro e l’occhio fuori!- la sua coscienza, la sua capacità di cogliere le cose, era identica alla infinita coscienza che aveva messo in moto ogni cosa. -Io… sono come dio!-
E il suo corpo, la sua concreta esistenza fisica, era il confine che teneva l’infinito dentro di lui. Questa era la vera scoperta.

Poteva volare; meglio, poteva camminare sull’aria: cominciò a salire dal deserto come se percorresse una invisibile scala. Sentiva di comprendere le cose dal di dentro, di poter spaziare ovunque con lo sguardo, percepiva ogni singolo atomo che componeva la sabbia e l’aria, vedeva il mondo attraverso ogni sua infinitesima particella.

Ora capiva: il suo spirito si era liberato, e non per un fugace attimo, ma per sempre.
Preso da tali visioni si era scordato della donna, si era scordato di Morgana. Ed ella apparve, il suo volto copriva l’intero orizzonte, i suoi occhi erano cupi soli nel cielo, la sua bellezza era terrificante.
Come una lacrima dagli occhi cadde una stella che lo investì con la sua luminosità, fino ad entrargli dentro, riportando in lui la memoria del passato. E ricordò.

Ricordò di essere stato reclutato dalla leggendaria strega Morgana, colei che aveva sconfitto Merlino nel medio evo ricacciandolo nelle isole britanniche, centro del suo potere.
Era solo il cantante di un gruppo che proprio allora stava cominciando a farsi un nome nel proprio paese: semplicemente odiava la chiesa cattolica e soprattutto il papa che andava a stringere la mano a sanguinari dittatori. Poi un giorno si presenta questa bellissima tipa e gli fa: -Ti piacerebbe combattere contro dio e i suoi servi?-
Che domande, certo! Ma esisteva davvero dio?
-Certo che esiste, ed è pure uno stronzo!- aveva risposto la donna con un ghigno come se gli avesse letto nel pensiero. -Se segui me lo vedrai con i tuoi occhi.-
L’aveva seguita, come fai a non seguire una donna del genere? Dopo un frenetico periodo di addestramento di cui ricordava poco o nulla era giunto il momento del risveglio.
-Durante il risveglio- diceva Morgana, che nel frattempo si era presentata, tagliando corto sulle domande circa il suo passato -vedrai la vera natura del tuo spirito, che proviene dalla divina sorgente: ma essa vuole riprendere ciò che ha smarrito, la tua intelligenza e quella di tutti gli altri individui esistenti. Incontrerai la volontà divina faccia a faccia e dovrai resisterle. Se non ci riuscirai scomparirai per sempre.-

Quando era cominciato il risveglio aveva incontrato questa fortissima luce che sembrava voler inghiottire tutto, e lui, in un attimo di lucidità aveva esclamato: -Ehi, amico, tu vuoi distruggere il mondo?- La luce era sparita, e lui era precipitato in quel deserto di sabbia rossa, privato dei suoi ricordi, tranne quello di Morgana.

Doveva trattarsi di una ulteriore prova della sua determinazione: una volta risvegliato avrebbe dovuto riscoprire da solo il potere del suo spirito senza alcun aiuto da parte di nessuno, nemmeno di un ricordo. E ci era riuscito.
Adesso fissava negli occhi con sicurezza Morgana, la quale piano piano assunse fattezze e dimensioni umane: una splendida donna dall’età indefinibile che lo guardava orgogliosa di lui. Il suo corpo sinuoso, appena coperto da mille veli rossi, galleggiava nell’aria.
Si avvicinò all’uomo con aria maliziosa e senza dire nulla lo baciò con passione. Poi gli sussurrò nell’orecchio: -Bravo il mio cantante, adesso ti permetterò un privilegio riservato a pochi. Vedrai chi comanda le forze demoniache ostili alla divinità, incontrerai l’imperatore degli Inferi, Diabalon.-

Il cantante si accorse che stavano sorvolando un anfiteatro dalle dimensioni impossibili, sembrava più grande del cielo; al centro, al posto del coro, una gigantesca voragine che avrebbe potuto inghiottire un continente. Da quel pozzo di dimensioni titaniche proruppe una colonna di fuoco dalla quale emerse una figura alata ma umanoide, spuntando fino alla vita che occupava l’intera circonferenza dell’apertura.
Quell’essere era più grande di una catena montuosa.
I suoi occhi, grandi come una casa, o forse come un intero villaggio, si volsero verso di lui, anche se erano completamente neri, come se fossero vuoti. Eppure in qualche modo erano pieni.

-Benvenuto, umano!- disse con voce ruggente -Hai girato nel mio cerchio, ora sei pronto a seguire la causa dell’Abisso.-
L’uomo non poté fare altro che balbettare: -Oh mamma mia, è Diablo!-