Pattuglia templare, parte 2

ottobre 28, 2014 da Cronotopo

Appena furono oltre il sito cultista il gran maestro diede l’ordine: -Attivare i missili atomici, passare alla configurazione ibrida, pronti a spingere sulla Soglia al mio comando!-

armaturaGli aerei si trasformarono, mantenendo la cabina e le ali, spuntarono braccia dai fianchi e gambe con le giunture piegate al contrario di quelle umane, che davano alla macchina il peculiare aspetto, come di uccelli meccanici, che l’aveva resa famosa presso gli occulti del sistema solare, chiamato appunto la configurazione ibrida. Grazie a quella trasformazione l’aereo poteva compiere un brusco testacoda, impossibile per un normale caccia militare.

Fu così che piombarono sull’accampamento dei narcos facendo piovere un inferno nucleare; ma ad intercettare i missili intervenne una batteria di proiettili tentacolati che si avvinghiarono intorno al carico come piovre con le loro prede, disinnescandolo. Gli affusolati involucri metallici caddero a terra ormai privi di efficacia. Ma lo stormo robotico non aveva perso tempo ed aveva iniziato a fare fuoco con tutte le armi.

Solo nel momento in cui le testate erano state intercettate il gran maestro diede l’ordine di iniziare a far pressione sulla mistica Soglia. E qualcuno era già pronto a contrastare la loro spinta. Otto Skorzeny, un tempo colonnello delle SS, valutò la forza di volontà dei cultisti che difendevano il sito. Potevano essere almeno cinque iniziati, con vari apprendisti e adepti. Non sembrava esserci alcun gerarca più elevato.

Intanto qualcosa era decollato dalla base: uno sciame di esseri disgustosi, umanoidi simili a insetti volanti con gli orribili occhi inespressivi simili a quelli delle mosche, di dimensioni di poco inferiori ai robojet, era in rapido avvicinamento. Dalle loro bocche proruppero raggi di energia.

I templari schivarono senza problemi con una leggera virata, ma qualche ausiliario fu colpito. Lo stormo era formato dal gran maestro, il capitano della sua personale guardia del corpo, formata da una dozzina di Templari, più i vari adepti e scudieri che li accompagnavano, detti ausiliari in quel contesto, perché pilotavano mezzi di supporto e di potenziamento dei robojet pilotati dai cavalieri.

Cominciò uno scontro nel cielo senza nuvole; gli aerei cambiarono ancora configurazione: -Configurazione d’assalto!- gridò il gran maestro al suo mezzo mentre lo stormo incrociava lo sciame: il robojet assunse una posizione eretta come quella di un uomo, la cabina rientrò piegandosi sul petto ed emerse una tozza testa dove stavano i sensori del robot. Imbracciò il gigantesco fucile d’assalto, che sparava proiettili da 30 mm, raggi laser o lampi esplosivi, e si gettò nella mischia.

Mentre faceva strage di nemici, Skorzeny cercò il capo di quello squadrone di abomini per ingaggiare un duello con lui. Pezzi di quelle creature schizzavano tutt’intorno, emettendo fiotti di sangue dal colore incerto; ma ogni tanto la sua mente percepiva la perdita di uno dei suoi, quando alcuni dei velivoli esplodevano mandando una pioggia di lapilli.

-Eccolo, maledetto!- Esclamò dentro di sé Skorzeny, gran maestro dei Templari, quand’ebbe individuato quel coleottero troppo cresciuto che dirigeva l’immondo sciame. Aveva già incontrato creature simili a quelle: la loro velocità poteva tenere testa agli aerei supersonici e la loro capacità di manovra era pari a quella di una mosca, di una precisione e di una fluidità innaturale per esseri di quelle dimensioni.

L’aspetto di quella creatura era un incrocio tra vari insetti, il ragno, la mosca, la vespa, ma pur sempre umanoide, con una postura vagamente retta, i quattro arti principali e la testa. Doveva trattarsi di un essere umano “messo a punto”, l’espressione usata dai cultisti per la loro tecnomanzia biologica che sfruttava il potenziale genetico e pneumatico degli esseri umani per trasformarli in macchine da guerra.

I riflessi sovrannaturali dell’essere competevano con quelli, potenziati in parte con la cibernetica, in parte dal mentalismo, del gran maestro, ma quest’ultimo grazie alla sua precognizione di natura mistica, poiché era manipolatore del Destino, riusciva ad anticipare ogni mossa dell’avversario. Tuttavia non riusciva a colpirlo a distanza, per cui rinfoderò il fucile d’assalto e mise mano all’arma bianca, la Spada Iperconduttrice.

Brandendo la gigantesca lama luminescente il robot pilotato da Skorzeny si lanciò sulla creatura, anch’essa grande come un palazzo, mentre tutto intorno continuava ad infuriare la battaglia tra i due stormi, l’uno cibernetico, l’altro biotecnologico.

Dopo un breve scambio di colpi il templare riuscì ad infliggere un fendente al suo orrendo nemico, che sprizzò liquame denso dal colore immondo, tra il verde e il viola, mentre l’arma si conficcava nella sua pelle corazzata; a quel punto il cavaliere sfruttò la sua competenza nella mistica arte della materia di cui era un dominatore per riempire il mostruoso corpo di liquido esplosivo. Un attimo dopo il robojet sfrecciava fuori dalle fiamme dell’esplosione di nuovo nella configurazione Caccia.

 

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