Pattuglia templare, parte 3

ottobre 28, 2014 da Cronotopo

In breve i templari ebbero la meglio sull’orrendo sciame; mentre schivavano i colpi dell’antiaerea bombardavano l’avamposto con i raggi esplosivi; tuttavia era solo un modo per temporeggiare in attesa delle trivelle.

Il silenzio radio era assoluto con quelle macchine, governate da un Cybergeist, un’anima “registrata” su di un supporto digitale, che grazie alle tecnologie di comunicazione e alle risorse del multi-tasking mentale poteva governare diversi mezzi contemporaneamente.

Ad un tratto fu chiaro che qualcosa era andato storto; a riprova di ciò il Cybergeist ruppe il silenzio radio: -maestro, qui Cybergeist di secondo grado von Neumann.-
-Ti ascolto.-
-Scusi se ho interrotto il silenzio radio, ma ci hanno scoperto. Le trivelle sono bloccate da qualcosa che si direbbe un incantesimo, almeno che non abbiano passato la Soglia…-
-Negativo, la Soglia non è stata passata. Procedo all’identificazione ed eliminazione della sorgente del problema.- era prevedibile. Bisognava intercettare direttamente i cultisti dislocati nell’avamposto intenti a bloccare con le loro stregonerie la totale distruzione di quel luogo.

-Capitano!- templarechiamò Skorzeny con la mente.
-Maestro.-
-Sarà necessaria un’azione di terra, dobbiamo cercare i cultisti, distruggerli o almeno metterli in fuga. Preparate le unità modulari a due ruote e tenetevi pronti ad atterrare.-
-Sissignore!-
-A terra la situazione sarà molto ostile, massima attenzione.-
-Ricevuto.-

Skorzeny lasciò il comando del Valkyr al Cybergeist incorporato nel mezzo, lasciandogli l’ordine di continuare col bombardamento aereo, poi si trasferì nell’unità modulare di terra, un veicolo a due ruote in grado di riconfigurarsi in eseoscheletro da combattimento, sganciandosi in volo sull’accampamento. Impattò sul suolo ad altissima velocità, sbandò un paio di volte, ma dopo qualche derapata ebbe di nuovo il controllo della situazione.

Tutto intorno vi erano narcos armati fino ai denti, sui quali i templari aprirono il fuoco senza esitazione. Il gran maestro passò alla configuarazione da combattimento, la moto che pilotava diventò un sistema di armamenti che circondava e si integrava con il suo corpo e con la sua armatura. Ingaggiò a berve distanza un paio di scagnozzi, colpendoli con il suo pugno al plasma.

Notò che benché umani avevano una certa resistenza ai colpi, e presentavano anomalie nell’aspetto e nella capacità combattiva; il computer di bordo iniziò un’analisi sui campioni di tessuto acquisiti nello scontro. Mentre continuava a carbonizzare corpi ricevette i risultati: quei disgraziati erano infettati da qualche parassita, sicuramente frutto delle arti cultiste.

Intanto Skorzeny aveva iniziato a cercare l’accesso per una qualche base sotterranea nella quale dovevano essersi rintanati i cultisti a capo di quella postazione, entrando nei vari capannoni che formavano l’accampamento; quando non trovava nulla faceva detonare l’edificio toccandolo grazie alla sua maestria nella mistica arte della Materia.

Ad un tratto entrò in una specie di hangar dove si ritrovò circondato da esseri dalla forma vagamente umanoide, ma la cui livida carne era solcata da piaghe dalle quali uscivano acuminati speroni metallici; gli occhi erano vuoti, la testa priva di capelli era costellata da un proliferare di escrescenze metalliche anch’esse, dagli avambracci spuntavano lame lunghe come spade: erano i Favelas, una progenie abietta che gli adoratori dell’ignoto avevano prima soggiogato e poi fatto proliferare nelle periferie di tutto il continente sudamericano.

Si trattava di pesci più grossi, quindi si stava avvicinando al suo obiettivo. Infatti erano estremamente pericolosi, uno solo costituiva già un temibile avversario, davanti ne aveva una dozzina. Doveva rischiare. Batté il piede per terra e fece saltare tutto, sperando di resistere alla deflagrazione. Saltando dall’inferno di fuoco che si creò tutt’intorno percepì numerosi attacchi: aveva sfoltito di poco quel drappello di abomini.

Ricorrendo alle mistiche percezioni delle arti più esoteriche che padroneggiava, il Destino e il Disordine, iniziò un furioso scontro corpo a copro con le creature. Quelle arti gli permettevano di apportare sottili vantaggi alle sue doti marziali, trovare la falla della difesa avversaria percependo il disordine nei suoi movimenti, sfruttare le miriadi di variabili ambientali che influivano sul momento e sul luogo di un certo fendente controllando il destino, sgretolare la vita al solo tocco; questi ed altri innumerevoli effetti sentiva Skorzeny mentre si muoveva da un nemico all’altro come in una danza forsennata, tanto che un dormiente al cospetto di un simile spettacolo non avrebbe potuto coglierne la nascosta logica.

Nonostante tutto però incassò diversi colpi: i Favelas erano rapidi e dotati di riflessi superiori, oltre che diversi altri poteri derivati dalla loro fisicità che permettevano loro di fronteggiare gli iniziati. Alla fine comunque il templare ebbe la meglio. Di esseri come quelli ne aveva uccisi talmente tanti che aveva perso il conto da anni.

L’esplosione di prima aveva creato un varco nel suolo dal quale si intravedevano le volte di una cripta.

Ripristinò il collegamento mentale con il suo diretto sottoposto: -Capitano, ho trovato un accesso ad un tempio sotterraneo, resta fuori a ripulire, io prendo un paio di uomini per la caccia agli iniziati.-
-Sissignore.-

 

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