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ottobre 27, 2014 da Cronotopo

violencesexfear

Universo Aldebaran, Pianeta Terra, anno 2049 d.C. datazione locale basata sulla rivoluzione del pianeta intorno alla sua stella, e sulla nascita di Gesù detto il Cristo, primo dei santi.

-Questa volta ci siamo!- pensò galvanizzato George mentre ultimava i preparativi per il collaudo. La stanza, che avrebbe dovuto essere la sua camera da letto, era ingombra di ogni sorta di hardwere, qualcuno assemblato, molti altri sparsi ovunque. Solo lui poteva trovare qualcosa in quel delirio di q-chip, nanotubi, schede piatte, cavetteria varia, ventole, antenne, ripetitori, viti.

Quando lavorava a qualcosa di serio usava sempre il mouse o addirittura la tastiera per spippolare; per collegarli ai più moderni processori quantistici che animavano le case del secondo livello si era dovuto arrangiare. Entrambe le periferiche avevano dei vecchi sensori ad infrarossi, aveva montato personalmente il ripetitore che le collegava al Centrale, il computer del suo appartamento.

Si sedette per terra appoggiato ad un muro, sulle ginocchia teneva la tastiera, mentre faceva scorrere il muose sul pavimento; gli occhi devastati dalle occhiaie fissavano il megaschermo sulla parete opposta.

-Stavolta devo riuscirci!-

Non aveva mai incontrato un sistema di difesa come quello; ogni volta che cercava di entrare in quel sito di snuff movie, Compagni di Merende, partiva un attacco al sistema centrale della casa che rischiava di far saltare tutto, e lui era costretto a staccare manualmente. Gli era già toccato riavviare l’appartamento diverse volte. Giravano un sacco di voci su quel sito fra gli haker, che se riuscivi a entrare morivi e altre cazzate del genere.

Voleva sfatare il mito. Così era stato costretto a costruire un sistema che canalizzasse l’attacco informatico su un blocco di otto processori quantici montati su schede madri a matrice biologica, il cui unico scopo era di intrappolarlo in un loop senza fine alla ricerca del segnale originario. Aveva appena finito il lavoro.

Provò a connettersi. La schermata della pagina di log in, unica fonte di luce, illuminò di rosso la stanza. Iniziò l’incursione, dava i comandi sulla finestra di terminale smanettando furiosamente sulla tastiera. Partì il controattacco, la sua creazione entrò in funzione, una dopo l’altra si accesero le spie degli otto processori. Controllò il loro stato dando un’occhiata ai dati che scorrevano sul piccolo schermo collegato al congegno.

Tutto liscio. Intanto la sua incursione ebbe successo, davanti ai suoi occhi si aprì la home page del sito. Eloquenti immagini di giovani corpi mutilati e violentati, o viceversa, riempirono lo schermo. George osservò rapito lo spettacolo. Niente lo impressionava. Per ogni filmato le anteprime mostravano il prima e il dopo. La sua attenzione fu catturata da una bambina, la scritta sotto la foto assicurava che aveva otto anni, vestita con un grembiule blu con il colletto di pizzo bianco.

Mentre fissava il volto innocente di quella vittima, lei fece l’occhiolino. -Oddio!- Era un banalissimo trucco di animazione grafica, eppure si spaventò a morte. Sembrava proprio che lo stesse guardando. -Valeva la pena solo per questo…-

La faccia della bambina iniziò ad allargarsi, il busto divenne di dimensioni naturali, una mano si aggrappò al bordo dello schermo come se fosse una finestra. George stava per morire di paura, ma in quel momento bussarono alla porta.

-Signor Benetti?-

-A… aiuto.- la sua voce era un rantolo strozzato.

-PreteFigliuolo, sono padre Giulio, sono qui per benedire la casa.-

-Aiuto!- riuscì a gridare. L’immagine diafana della bambina era ormai uscita dallo schermo e si avvicinava lentamente vibrando come percorsa da interferenze statiche.

La porta dell’appartamento cedette sotto un potente urto. Nella stanza entrarono un sacerdote e un altro tizio con un elegante completo lilla. Quest’ultimo andò dritto verso l’apparizione, protese una mano nella sua direzione, da essa fuoriuscì un fascio di luce che investì la bambina. La sua figura scomparve come in una dissolvenza. Altre figure si affacciavano dallo schermo della parete, una foresta di piccole mani si accalcavano ai bordi.

L’uomo elegante si piazzò proprio davanti, mentre il prete aveva estratto un portatile antidiluviano con il quale stava armeggiando. George guardò con la coda dell’occhio lo schermo del congegno ad otto processori; quel sacerdote era entrato in rete e stava immettendo comandi in una lingua che credette essere latino. Osservò stupefatto le risposte che arrivavano, dicevano cose assurde come “blessing failed” o “reboot black kernel”. Che diavolo stava succedendo?

Il grosso ammasso di cavi, tubolari e schede che costituiva il congegno cominciò a vibrare e a surriscaldarsi; cominciò ad emettere una luminosità rossastra. -Sta trasferendo qui la sua essenza. Stai pronto a distruggere il congegno al mio comando.- disse il prete, immobile in mezzo alla stanza mentre continuava ad adoperarsi col palmare. Era visibilmente provato, il volto coperto di sudore. -Ora!-

L’altro, anche lui immobile con le mani protese verso lo schermo a parete, si voltò e fece un gesto col braccio, come se volesse dare un colpo, una specie di frustata col dorso della mano; da quel movimento si generò come per incanto una lingua di fuoco luminosissima che avvolgendosi al braccio esplose sul congegno.

-É finita, il sito è stato bonificato.- disse il prete mentre controllava i dati sul suo computer. Poi si rivolse a George, immobile per terra con lo sguardo fisso davanti a sé. -Vieni con noi, ragazzo, rifatti una vita. Ci saresti molto utile.-